Revolut multata dall'Antitrust per pratiche commerciali scorrette: cosa è successo e come chiedere i danni
2 aprile 2026
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto a diverse società del gruppo Revolut sanzioni per oltre 11 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette. Il provvedimento, adottato il 2 aprile 2026 nell'ambito del procedimento PS12974, riguarda tre distinte condotte contestate: messaggi ingannevoli sui servizi di investimento, blocchi di conto gestiti in modo aggressivo e privo di trasparenza, e carenze informative sulla migrazione dall'IBAN lituano a quello italiano. Se sei un cliente Revolut e hai vissuto uno di questi problemi, potresti avere diritto a un risarcimento del danno.
Le tre condotte contestate da AGCM
Il provvedimento dell'Antitrust si articola su tre filoni distinti, ciascuno con la propria sanzione e il proprio insieme di norme violate.
Il primo riguarda i servizi di investimento offerti da Revolut Securities Europe UAB insieme a Revolut Group Holdings Ltd. Secondo quanto accertato dall'Autorità, i clienti non hanno ricevuto, già nella fase di primo contatto pubblicitario, informazioni chiare e complete sui costi reali e sui limiti degli strumenti proposti come investimenti "senza commissioni". Il punto critico è quello delle azioni frazionate: si tratta di strumenti che presentano differenze sostanziali rispetto alle azioni intere in termini di rischi, diritti connessi all'investimento e possibilità di trasferire la posizione. Nulla di tutto ciò sarebbe stato illustrato in modo comprensibile prima che il cliente decidesse di investire. Per questa condotta l'Antitrust ha irrogato una sanzione da 5 milioni di euro, ritenendo violati gli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo.
Il secondo filone è quello che ha probabilmente colpito il numero più ampio di consumatori: la gestione dei blocchi di conto. Revolut Group Holdings Ltd e Revolut Bank UAB sono state sanzionate per altri 5 milioni di euro per aver sospeso, limitato e bloccato i conti di pagamento con modalità giudicate aggressive e prive di adeguata comunicazione. L'Autorità ha accertato che le società non avevano fornito informazioni sufficienti in fase precontrattuale sulle condizioni che potevano determinare una restrizione, non avevano dato un preavviso ragionevole prima di applicarla e non avevano garantito un'assistenza efficace ai clienti una volta che il blocco era scattato. Nel provvedimento emergono situazioni concrete: una cliente che aveva disposto un bonifico con parte del proprio TFR si è vista bloccare prima il pagamento e poi l'intero conto per dieci giorni pur avendo completato il questionario di verifica richiesto; un altro cliente ha subito lo stesso trattamento dopo aver ricevuto un bonifico di importo consistente. L'impossibilità di accedere ai propri fondi anche per periodi prolungati, ha osservato l'Antitrust, ostacola l'esercizio di diritti contrattuali e può avere conseguenze concrete sulla vita quotidiana e sulle esigenze urgenti di consumatori e microimprese. Le norme ritenute violate comprendono gli articoli 20, 21, 22, 24 e 25 del Codice del Consumo.
Il terzo rilievo riguarda il passaggio dall'IBAN lituano, con prefisso LT, all'IBAN italiano con prefisso IT. Revolut ha migrato i conti dei clienti italiani a una struttura bancaria locale, ma secondo l'Antitrust lo ha fatto senza fornire informazioni chiare su requisiti e tempistiche per ottenere il nuovo IBAN. Per questa condotta è stata irrogata una sanzione aggiuntiva di 1,5 milioni di euro, sempre per violazione degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo.
La posizione di Revolut
Revolut ha risposto al provvedimento dichiarando di non concordare con le conclusioni dell'Autorità e annunciando ricorso. La società ha affermato di ritenere le proprie comunicazioni chiare e trasparenti e ha sostenuto che i blocchi di conto siano procedure obbligatorie per proteggere i clienti e l'integrità del sistema finanziario. Il ricorso sospende formalmente l'esecutività della sanzione, ma non cancella l'accertamento dell'Autorità né pregiudica il diritto dei consumatori a chiedere il risarcimento dei danni subiti in sede civile.
Chi può chiedere il risarcimento e per quali danni
Il provvedimento AGCM ha una rilevanza che va ben oltre la sola sanzione amministrativa. Nel diritto del consumo italiano, l'accertamento di pratiche commerciali scorrette da parte dell'Autorità Garante costituisce un elemento di prova particolarmente significativo in un eventuale giudizio civile per il risarcimento del danno. In termini pratici, chi ha subito un pregiudizio riconducibile a uno dei tre comportamenti contestati si trova in una posizione processuale più solida rispetto a chi dovesse agire sulla base di sola documentazione contrattuale.
I danni risarcibili dipendono dal tipo di condotta subita. Chi ha investito in azioni frazionate senza essere stato adeguatamente informato sui rischi, i limiti di trasferibilità o la differenza di diritti rispetto alle azioni intere potrebbe avere titolo a chiedere il risarcimento delle perdite maturate o dei costi sostenuti, dimostrando che una corretta informazione avrebbe influito sulla propria decisione di investimento. Chi ha subito il blocco del conto, invece, può quantificare i danni in modo più diretto: mancato accesso ai fondi, pagamenti non eseguiti, bollette scadute, interessi su scoperti aperti altrove per sopperire all'indisponibilità dei propri soldi, e qualsiasi altro pregiudizio patrimoniale documentabile riconducibile al periodo di blocco. Anche il danno non patrimoniale — lo stress, il disagio concreto, l'impedimento a soddisfare esigenze urgenti — può essere fatto valere, sebbene richieda una valutazione caso per caso. Per la questione IBAN, i danni tipici sono quelli legati all'impossibilità di ricevere accrediti di stipendio, rimborsi fiscali o prestazioni previdenziali su un conto estero non accettato da sistemi pubblici o datori di lavoro italiani.
Come documentare la propria situazione
Prima di procedere con qualsiasi azione, è fondamentale raccogliere e conservare tutta la documentazione disponibile. Per chi ha subito un blocco del conto, questo significa screenshot o estratti delle comunicazioni ricevute da Revolut, prova della data di inizio e fine del blocco, documentazione di eventuali pagamenti saltati, addebiti di mora o altri effetti economici del periodo di indisponibilità. Per chi ha investito in azioni frazionate, servono la cronologia delle operazioni, le comunicazioni ricevute prima e durante l'investimento, e qualsiasi elemento che dimostri cosa veniva presentato all'utente in fase di adesione. Per la questione IBAN, sono utili le comunicazioni di rifiuto ricevute da enti o datori di lavoro e qualsiasi documento che attesti il disagio causato dall'IBAN lituano.
Il provvedimento dell'Antitrust non prevede meccanismi automatici di rimborso: la sanzione è amministrativa e va allo Stato, non ai consumatori danneggiati. Per ottenere un risarcimento è necessario agire separatamente, preferibilmente con il supporto di un'associazione di consumatori che possa valutare il caso, assistere nella raccolta delle prove e promuovere un'azione legale individuale o collettiva.
Se hai avuto problemi con Revolut riconducibili a uno dei tre filoni descritti nel provvedimento PS12974, puoi contattare A.E.C.I. per una prima valutazione della tua situazione. L'associazione è disponibile ad assistere i consumatori che intendono far valere i propri diritti.
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