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Luce e gas: perché spariscono le offerte a prezzo fisso e aumentano PCV e spread sul variabile

3 marzo 2026

Associazione Consumatori

Negli ultimi giorni molti consumatori stanno notando un fenomeno piuttosto chiaro: diverse offerte luce e gas a prezzo fisso vengono chiuse, diventano introvabili oppure aumentano di colpo. In parallelo, anche le offerte a prezzo variabile sembrano “cambiare pelle”, con possibili ritocchi su PCV e spread che rendono il variabile meno conveniente di quanto ci si aspetterebbe guardando solo l’indice (PUN o PSV).

Il contesto internazionale – in particolare le tensioni in Medio Oriente, area strategica per energia e materie prime correlate – non è l’unico fattore, ma è un acceleratore potente: quando aumenta il rischio percepito, aumenta anche il “prezzo del rischio” che i fornitori scaricano sulle nuove offerte.

Perché i fornitori chiudono o rincarano le offerte a prezzo fisso

Il prezzo fisso, per un fornitore, è una promessa: “ti vendo energia a quel prezzo per 12 o 24 mesi”. Se nel frattempo il mercato sale, chi ci rimette è lui. Per questo, quando i mercati diventano nervosi e volatili, succedono tre cose tipiche:

  1. Chiusura delle offerte a prezzo fisso
    Le tariffe spariscono dal sito o non sono più sottoscrivibili. Non significa che ti cambiano il contratto in corso: significa che non vogliono “vendere oggi” un prezzo che domani potrebbe diventare una perdita.
  2. Aumento netto delle CTE a prezzo fisso
    Le offerte restano, ma con CTE molto più alte: è una copertura contro eventuali rialzi futuri. In pratica il fisso incorpora una “assicurazione” pagata subito dal cliente.
  3. Promozioni più deboli e condizioni più rigide
    Meno sconti, bonus ridotti, durata più breve o clausole meno favorevoli. È un modo per limitare l’esposizione del fornitore.

Cosa significa CTE in concreto

La CTE (Condizioni Tecnico Economiche) è il cuore dell’offerta: indica la parte energia (e spesso le condizioni economiche principali). Se la CTE sale, non stiamo parlando di un ritocchino: stiamo parlando del prezzo vero della fornitura.

Variabile: perché PCV e spread diventano il punto dove “si nasconde” il rincaro

Quando un’offerta è a prezzo variabile, di solito è legata a un indice (es. PUN per luce o PSV per gas) più un valore aggiuntivo. Qui entrano in gioco due elementi fondamentali:

  • Spread: la maggiorazione rispetto all’indice (es. “PUN + 0,03 €/kWh” oppure “PSV + 0,12 €/Smc”).
  • PCV: la quota fissa di commercializzazione e vendita, spesso mensile o annuale (può pesare tantissimo, soprattutto su consumi bassi).

In una fase di instabilità, molti fornitori tendono a rendere il variabile apparentemente competitivo “a colpo d’occhio” (indice basso), ma aumentano spread e/o PCV per recuperare margini. Risultato: il cliente guarda il PUN o il PSV e pensa di aver fatto un affare, poi però paga di più perché la parte “fissa” e la maggiorazione stanno facendo il lavoro sporco.

La “trappola” più comune: scegliere guardando solo l’indice

È l’errore più diffuso. Un variabile con indice basso ma PCV alta può costare più di un fisso medio. E un fisso “rassicurante” in piena volatilità può essere semplicemente un prezzo già gonfiato per coprire il rischio.

Quindi non basta chiedersi “PUN e PSV stanno scendendo o salendo?”. La domanda vera è: quanto mi costa all’anno, con i miei consumi, includendo PCV e spread?

Cosa fare adesso: 7 mosse pratiche per non farsi trovare scoperti

  1. Controlla se sei in rinnovo o se ti stanno modificando le condizioni
    Se arriva una comunicazione di rinnovo CTE, non archiviarla come spam: è lì che può cambiare tutto.
  2. Verifica PCV e spread, non solo prezzo energia
    Se non li trovi chiaramente scritti, è già un segnale: un’offerta seria li mette nero su bianco.
  3. Calcola il costo annuo stimato sul tuo profilo di consumo
    La convenienza cambia molto tra chi consuma poco e chi consuma tanto.
  4. Attenzione alle offerte “fisso super conveniente” in piena instabilità
    O è una promo aggressiva (e va letta benissimo) oppure da qualche parte il margine rientra (quote fisse, servizi extra, condizioni).
  5. Occhio ai servizi aggiuntivi e alle bundle
    Assistenza, manutenzione, assicurazioni: a volte sono utili, spesso sono un modo elegante per aumentare il costo reale.
  6. Se sei già a fisso e ti trovi bene, valuta se conviene restare fino a scadenza
    In un mercato nervoso, avere un prezzo bloccato può essere un vantaggio. Ma dipende da quanto è “alto” quel fisso rispetto alle alternative.
  7. Conserva le schermate dell’offerta e la documentazione contrattuale
    In caso di contestazioni, “me l’avevano detto a voce” non vale niente. Carta (o PDF) alla mano.

Si può davvero “rivedere” la PCV o lo spread durante il contratto?

Dipende dal contratto e dalla fase. In generale:

  • Non possono cambiare a piacimento le condizioni economiche durante il periodo di validità previsto, ma possono farlo al rinnovo o con modifiche unilaterali previste dal contratto e comunicate nei termini.
  • La regola pratica è semplice: se ricevi una comunicazione di variazione, hai quasi sempre il diritto di recedere senza penali entro i tempi indicati. Il problema è che molti non lo fanno perché non capiscono l’impatto.

Conclusione: nel caos, vince chi legge le voci giuste

Quando i mercati sono tesi, i fornitori si proteggono. Non è “cattiveria”, è gestione del rischio. Il punto è che il rischio non dovrebbe diventare una tassa occulta sul consumatore.

Se vuoi evitare sorprese, non guardare solo “fisso o variabile” e non fissarti solo su PUN/PSV: guarda soprattutto PCV e spread, e fai un calcolo annuale coerente con i tuoi consumi. È lì che oggi si decide la vera convenienza.

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