Prosciutto cotto: cosa dice davvero l’OMS sulla sua pericolosità e come sostituirlo con alternative più sane
20 gennaio 2026
Negli ultimi anni intorno al prosciutto cotto è nata molta confusione, alimentata da titoli sensazionalistici e semplificazioni. L’idea che “il prosciutto cotto è cancerogeno” deriva dalla classificazione dell’OMS, ma il messaggio va spiegato con precisione per evitare allarmismi inutili e, soprattutto, per aiutare i consumatori a fare scelte consapevoli.
Il prosciutto cotto è davvero cancerogeno?
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC),
che fa parte dell’OMS, ha classificato le carni lavorate – categoria in
cui rientrano prosciutto cotto, pancetta, salame, wurstel e altri insaccati –
come cancerogene per l’uomo (Gruppo 1).
Questo significa che ci sono prove scientifiche solide dell’esistenza di
un legame tra il loro consumo regolare e un aumento del rischio di tumore
colorettale.
Attenzione però: Gruppo 1 non significa pericolosità
assoluta o immediata, ma solo che l’associazione è scientificamente
provata. Il livello di rischio dipende da quanto e quanto spesso li si consuma.
Esiste un consumo considerato più sicuro?
Non esiste una soglia “a rischio zero”.
Tuttavia, le linee guida nutrizionali concordano che la strada migliore è
limitare l’assunzione di carni lavorate e non farne un alimento quotidiano.
Indicazione pratica derivata dagli studi epidemiologici:
Fino a una porzione da 50 g (2–3 fette sottili) una o due
volte a settimana mantiene il rischio più contenuto.
Superare regolarmente queste quantità, invece, aumenta
l’esposizione a:
- nitriti
e nitrati usati come conservanti;
- sale
in eccesso;
- composti
chimici che si formano nella lavorazione.
Perché le carni lavorate sono considerate più rischiose
Il rischio non dipende solo dalla carne in sé, ma dai processi
industriali di lavorazione.
Fra i fattori sotto osservazione ci sono:
- formazione
di nitrosammine, sostanze potenzialmente cancerogene;
- elevato
contenuto di sale;
- trattamenti
di cottura e conservazione.
Il prosciutto cotto, essendo un prodotto lavorato e
trasformato, rientra in questa categoria a prescindere dalla qualità del
marchio.
Come ridurre il rischio mantenendo gusto e praticità
Se il prosciutto cotto ti piace, non c’è bisogno di
eliminarlo del tutto.
È sufficiente trattarlo come un alimento da consumare con moderazione,
alternandolo ad altre fonti proteiche più sicure.
Ecco alcune alternative valide, pratiche e più salutari.
Alternative sane al prosciutto cotto
1. Tacchino arrosto fatto in casa
È probabilmente l’alternativa più simile in termini di uso
quotidiano (panini, piatti freddi, insalate).
Perché è meglio:
- carne
fresca, non lavorata;
- senza
nitriti né conservanti;
- puoi
controllare sale e aromi.
2. Pollo grigliato o arrostito
Preparato in anticipo, si conserva bene per 2–3 giorni ed è
perfetto per panini, piadine e insalate proteiche.
Benefici:
- fonte
magra di proteine;
- niente
additivi;
- più
sazianti dei salumi.
3. Pesce azzurro (sgombro, tonno, salmone)
Ottimo soprattutto nelle insalate o nei panini gourmet.
Vantaggi:
- ricco
di omega-3;
- contribuisce
alla prevenzione cardiovascolare;
- molto
più sicuro dei salumi.
4. Formaggi freschi magri (ricotta, fiocchi di latte)
Non sono proteine “da panino” classiche, ma funzionano molto
bene nelle alternative sane.
Pro:
- basso
contenuto di sale;
- digeribili;
- nessun
conservante chimico.
5. Uova sode
Una soluzione rapida, pratica e con ottimo potere saziante.
Perché sceglierle:
- alta
qualità proteica;
- nutrienti
essenziali;
- zero
nitriti.
6. Hummus o creme di legumi
Per chi vuole ridurre la carne o è vegetariano.
Punti di forza:
- ricchi
di fibre;
- molto
sazianti;
- perfetti
per panini e piadine.
Come regolarsi in modo semplice
Per un’alimentazione equilibrata, puoi seguire questa regola
pratica:
“Il prosciutto cotto non deve essere la regola, ma
un’eccezione ragionata.”
E quindi:
- non
superare 1–2 porzioni a settimana,
- alterna
con proteine fresche,
- preferisci
prodotti “alta qualità” quando lo consumi,
- controlla
il sale nel resto della giornata.
Questa combinazione riduce fortemente l’esposizione ai
rischi associati alle carni lavorate, senza rinunciare al gusto o alla
praticità.