XVIII Giornata mondiale Alzheimer: 105 anni con questa terribile malattia

Sono passati 105 anni, da quel lontano 4 novembre 1906, giorno in cui Alois Alzheimer descrisse per la prima volta il caso di Auguste D., una donna di 51 anni, nativa di Francoforte che presentava segni di demenza progressiva.

Il settembre, si terrà la XVIII Giornata mondiale Alzheimer. Un modo per rinnovare l’informazione e trarre spunti 21 Settembre 1994 venne inaugurata la prima Giornata mondiale Alzheimer, arrivando ai giorni nostri, dove, il 21 di miglioramento, in un Paese dove sono oltre 700mila i malati di Alzheimer,e, purtroppo, sono in crescita.

*La malattia*

Purtroppo è una malattia cronica, progressivamente e fortemente invalidante, può avere un inizio subdolo, spesso, i sintomi vengono confusi con disturbi legati all’età, in quanto, normalmente, compare verso i 65 anni. I primi sintomi verso cui porre attenzione sono l’incapacità di acquisire nuovi ricordi e la difficoltà nel ricordare eventi osservati recentemente. Questi sintomi degenerano poi in  confusione, irritabilità e aggressività, sbalzi di umore, difficoltà nel linguaggio, perdita della memoria a lungo termine e progressive disfunzioni sensoriali. Ancora non sono stati scoperti i motivi che portano alla comparsa della malattia e neanche una cura in grado di rallentarla oppure arrestarla. Sappiamo solo che è associata alla  presenza di placche e grovigli nel cervello e, per il momento, le cure disponibili alleviano solo leggermente i sintomi. Spesso è il coniuge, o un parente stretto a prendersi cura del malato, con notevoli conseguenze sul piano sociale e psicologico, oltre che economico.

In passato questi malati erano rinchiusi nei manicomi che li riducevano a poco più che corpi vegetativi, oggi il "il peso" è sostenuto unicamente dalle famiglie e il riconoscimento di aiuti ed accompagnamenti è quasi sempre difficile ed quando accordato, quasi sempre insufficiente.

Le famiglie si ritrovano a dover supplire direttamente, ad accudire il proprio caro, in termini di costi e di sacrifici personali.

L'entità crescente dei tagli alla spesa destinata alle politiche sociali non possono che destare grande preoccupazione per il futuro dello già sbilenco sistema di welfare italiano.

Testimoniano d'altro canto lo spazio residuale a cui le politiche sociali sono destinate nei documenti di programmazione governativi.

AECI vuole porre l'accento su queste situazioni ed auspica che, se pur negli inevitabili sacrifici, che l'aiuto alle persone disabili non sia ridotto ulteriormente.

Risparmiamo sugli sprechi, e ce ne sono molti, intensificando nel contempo la lotta ai falsi invalidi, ma riconoscendo a quelli veri un giusto sostegno, primo perchè è umanamente giusto, secondo perchè nessuno sa a chi domani possa toccare.

 

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