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Liberazione di immobile uso commerciale

REGIONE: EMILIA ROMAGNA

Al termine di una corretta procedura siamo riusciti a liberare l'immobile, uso commerciale.

Come sempre ottimo e qualificato il lavoro del Giudice che ha correttamente dato ragione al Cliente vittima di un conduttore che ha smesso di pagare da molto tempo e straordinari per preparazione, disponibilità e cortesia gli ufficiali giudiziari: persone di esperienza. Un valore aggiunto.

Come per prassi ormai consolidata quando si tratta di un contratto di locazione di immobile la centralità appartiene al contratto.

Abbiamo lavorato da subito sull'attento studio delle singole clausole per individuare e studiare l'esatta portata.

In questo senso è bene comprendere che il diritto andrebbe sempre attualizzato.

Svolgere un lavoro di studio e di approfondimento significa conoscere e interpretare gli attuali orientamenti delle giurisprudenza.

E' un lavoro meticoloso.

Spesso però molto utile in quanto nella fase iniziale tutti cercano di risolvere la potenziale controversia in via stragiudiziale e il contenuto della prima corrispondenza oltre che tenere in debita considerazione i canoni della buona fede e della diligenza andrebbero armonizzati con l'orientamento in punto di diritto più attuale per esempio nel caso della clausola di attivazione dell'art. 1456 c.c. laddove prevista e specificatamente richiamata nel contratto.

Tenuto conto poi che sussistono alcuni obblighi qualora a seguito dell'intimazione di sfratto per morosità, già contestata, si instauri il contraddittorio.

La costruzione pertanto, caso per caso, della miglior strategia, pur dando atto che si tratta di un procedimento in larga parte precostruito e disciplinato “step by step” dalle norme del codice della procedura civile, è opportuna, non solo per cercare la soluzione più efficace da subito ma anche per avere la miglior ragione dopo, nella denegata ipotesi in cui la conflittualità non possa essere sanata.

Ricordando che c'è differenza tra il procedimento per quanto concerne gli immobili ad uso commerciale come era il caso in questione rispetto a quelli abitativi, proprio per i primi è bene avere sempre a disposizione anche la visura camerale della società / conduttore e per lo svolgimento delle necessarie notifiche la Pec (da verificare sempre, peraltro irrinunciabile alla luce delle recente riforma) come pure per i successivi passaggi anche la residenza effettiva del titolare (o quella che si presume dagli atti reperibili) che può non coincidere con la sede operativa e quella legale.

Quindi un altro degli aspetti fondamentali è la corretta istruzione del fascicolo alla luce del fatto che può essere consigliabile per una maggior certezza dell'agire procedere con una serie di notifiche che tengano ben in considerazione la natura anche degli art. 140 e 143 c.p.c.

Tuttavia non essendo questa la sede per un testo di natura giuridica, per dovere di sintesi si tralascia il contenuto dei singoli passaggi e degli atti che portano all'accesso, alla sostituzione delle chiavi d'ingresso e alla liberazione del locale da quei beni rimasti.

Mentre riveste interesse, stante l'esperienza vissuta in prima linea, svolgere alcune opportune riflessioni sul diritto di proprietà.

Si corre a volte il rischio di parlare tanto, seppur in modo spesso corretto e certo doveroso, dei diritti di chi occupa o smette di pagare.

Mentre si parla poco dei diritti dei proprietari.

Partiamo da un presupposto: essere il proprietario di un immobile non è una colpa.

E non lo è nemmeno volerlo monetizzare dandolo in affitto.

Nella stragrande maggioranza dei casi è un immobile che si è pagato, a volte anche facendo prestiti con tassi d'interesse impegnativi. L'averlo ricevuto in eredità non significa “regalo” ma che qualcuno della Famiglia lo ha pagato a sua volta e che siccome il nostro Legislatore difende e tutela il diritto all'eredità l'immobile è in proprietà degli eredi.

Svilire le argomentazioni che hanno ispirato l'opera di giustizia delle nostre leggi è un punto di vista curiosamente attuale nella mercificazione delle opinioni dell'era della comunicazione massiva ma che porta a comportamenti non solo devianti ma che riescono a volte a rintracciare una forma di autogiustificazione facendo di necessità una qualche virtù. Addirittura in non pochi casi, una pretesa.

Si ha la percezione, specialmente guardando al panorama comunicativo e mediatico di internet e dei social che qualcuno forse preferisca sembrare più simpatico citando i luoghi comuni che portano taluni a pensare che sia giusto, in determinate condizioni, non pagare, che sia corretto occupare, che sia addirittura necessario non rispettare gli accordi e con ciò dimenticandosi che il diritto non è sperequazione a danno di una parte bensì uguaglianza e condivisione di principi, anche di natura solidale, equo contemperando i diritti di ciascuno.

Colpevolizzare la proprietà privata è sbagliato esattamente come lo è approfittarsi dei conduttori o degli affittuari. A ben guardare sono due facce della stessa moneta.

Un locatore virtuoso è esattamente come un onesto lavoratore che paga le tasse, registra il contratto, offre e chiede buona fede e correttezza.

Nel contempo, quando si smette di pagare un affitto il proprietario continua a pagare le tasse perché anche se non incassa, per il fisco esiste una presunzione ma non è affatto così scontato che poi si riesca a farsi pagare esecutivamente il dovuto.

Quando si smette di pagare e ancor più quando si agisce con ricercata furbizia si danneggiano gli altri, non si difendono i propri diritti, si fa solo confusione fra ciò che vogliamo e quello che crediamo di avere diritto di ottenere agendo come riteniamo meglio a seconda del nostro volere. Questa è la negazione dello Stato di diritto.

Pare importante sottolineare quanto sopra.

25 luglio 2023

Articolo a firma del responsabile Marco Solferini che si assume totalmente la responsabilità del contenuto del presente articolo. Per comunicazioni dirette scrivere a: bologna@euroconsumatori.eu

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