PARTO CESAREO RITARDATO – SOFFERENZA NEONATALE

REGIONE: LAZIO


MALASANITA’ E RISARCIMENTO DEL DANNO:


PARTO CESAREO RITARDATO – SOFFERENZA NEONATALE


Il caso che vi presentiamo riguarda la vicenda di una famiglia del territorio a sud di Roma e del triste evento che segnerà per sempre la loro vita, a causa di quanto occorso durante il ricovero per dare alla luce il loro bambino.


La nostra Associazione dei Consumatori, attraverso gli avvocati della Consulta Giuridica, assiste gli associati che hanno subito problematiche di Malasanità.


La sig.ra B. nel gennaio 2016 era ormai giunta al termine della propria gravidanza ed era in trepida attesa, con tutto il nucleo familiare, del lieto evento. Avvertendo forti dolori, si ricoverava presso la struttura di riferimento. Nonostante palesasse sin dall’accesso al P.S., le proprie paure ed il proprio malessere, i medici la rassicuravano. Benchè fosse ormai al termine, i sanitari reputavano non opportuno procedere con il cesareo.


Solo dopo circa 12 ore, finalmente, quando la gravità della situazione era ormai palese, i medici procedevano con il taglio cesareo. Il piccolo, veniva alla luce in condizioni, purtroppo, pessime, come comprovato da una mera lettura della cartella clinica. Il bambino veniva alla luce affetto da tetraparesi spastica (forma di paralisi cerebrale che colpisce entrambi gli arti superiori e inferiori), dipesa dalla sofferenza fetale. Il danno neurologico, cerebrale e motorio patito, era legato alla condotta colposa dei sanitari dell’Azienda che, in maniera imprudente e negligente, non si avvedevano delle gravità delle condizioni, benchè ai tracciati fossero evidenti le decelerazioni del feto e sottoponevano la mamma al cesareo con colpevole ritardo. Quest’ultimo, difatti, avrebbe dovuto essere eseguito già all’ingresso della futura mamma presso la struttura e non dopo quasi 12 ore.


Oggi il piccolo ha più di due anni ed è affetto da un gravissimo danno cerebrale, con deficit motori, fisici e comunicativi irreversibili, che, diversamente, non si sarebbero verificati ove i sanitari avessero proceduto immediatamente, senza proseguire con il travaglio.


La famiglia ha dovuto cambiare totalmente le proprie abitudini di vita, la mamma ha cessato la propria attività lavorativa, il figlio maggiore ha dovuto rinunciare alle attenzioni nella propria crescita,dedicandosi al fratello minore. Inoltre hanno dovuto apportare, con grandissimi sacrifici di natura economica, modifiche strutturali alla propria abitazione, al bagno, alle scale, alla camera da letto, al fine di poter rendere più agevole la vita del loro figlioletto.


La famiglia agiva in giudizio per il risarcimento del danno e veniva risarcita con un importo di 800mila euro che, seppure non idoneo a compensare la sofferenza patita, consentirà all’intero nucleo familiare di far fronte alle mutate esigenze, atteso che il piccolo non potrà mai essere autonomo nella propria quotidianità e necessiterà di assistenza continua.


Casi di errore medico sono, purtroppo, frequenti e, per quanto un risarcimento in sede civile non sarà certamente in grado di alleviare i danni patiti, chi ritiene di esserne vittima, può agire, previa opportuna valutazione specialistica, per il risarcimento dei danni.


RITIENI DI ESSERE VITTIMA DI UN CASO DI MALASANITA’ ED HAI BISOGNO DI AIUTO??


Un Avvocato della nostra Consulta Giuridica è a disposizione per assisterti.


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7 giugno 2018

Articolo a firma del responsabile Natalia Gioia che si assume totalmente la responsabilità del contenuto del presente articolo. Per comunicazioni dirette scrivere a: romasud@euroconsumatori.eu

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