PENSIONE A PARTIRE DAL 10 DEL MESE. LE CONSEGUENZE NON CONSIDERATE

22 ottobre 2014

Associazione Consumatori
La norma sul rinvio del pagamento delle pensioni al 10 del mese (o al giorno successivo se festivo e non bancabile) scatta il 1 gennaio 2015, vale circa sei milioni di euro  l’anno e prevede l’unificazione dei pagamenti per coloro che hanno pensioni sia Inps (pagate ora il primo del mese) che Inpdap (pagate il 16 del mese), nel complesso circa 800.000 pensionati.

Probabilmente non sono pochi sei milioni di euro l'anno, anche se spariscono letteralmente, all'interno di un bilancio mastodontico di uno Stato.

Quello che lascia peplesso è il totale menefreghismo sugli effetti che potrebbe provocare una modifica del genere.

Senza considerare o scomodare la solita litania (senz'altro giusta) sull'arrivo alla fine del mese ma, specie in questo ultimo periodo in cui pensionati sono diventati uniche fonti di reddito per intere famiglie, i pensionati sono anche sottoscrittori di finanziamenti e, in particolar modo, di tipologie di finanziamenti al limite dell'usura (cessioni del quinto).

Il problema quindi, oltre alla fine del mese, risiede anche negli accrediti di finanziamenti che sono stati creati su misura proprio in base agli attuali accrediti di pensione.

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