Coste Italiane: cemento selvaggio!

27 giugno 2009

 È stato presentato a Roma il rapporto di Legambiente sullo stato del nostro mare. Un grande patrimonio minacciato da abusi edilizi, scarichi illegali e pesca di frodo. —

Un reato ambientale ogni 500 metri di costa. È questo il dato allarmante emerso dal rapporto “Mare nostrum 2009”, presentato ieri a Roma da Legambiente nel corso di una conferenza stampa indetta per salutare la partenza di Goletta Verde. Sul banco degli imputati del disastro sale, al primo posto, il cemento.

«Si impasta senza sosta» si legge sul documento dell’associazione ambientalista, «tra villette per le vacanze, grandi alberghi a strapiombo sul mare o porti turistici con ristoranti e shopping center sono davvero migliaia i nuovi edifici che ogni estate spuntano lungo le coste italiane». Per Legambiente il problema più grave è l’assenza di una reale volontà politica che si adoperi per cambiare tendenza, e sotto i riflettori finisce anche il “piano casa” del governo Berlusconi, definito «un’istigazione a delinquere ».

Solo nel 2009, intorno al mattone selvaggio si sono registrate ben 3.674 infrazioni, 4.697 denunce e 1.569 sequestri. «Abbattere gli ecomostri diviene la parola d’ordine per vincere la guerra contro il cemento abusivo che devasta le nostre coste e che nelle regioni del Sud è diventato, negli ultimi decenni, una vera e propria piaga», ha spiegato Sebastiano Venneri, vicepresidente e responsabile mare di Legambiente.

«È difficile - prosegue - scalfire questa situazione, spesso incentivata proprio dalle amministrazioni comunali compiacenti, in un quadro caratterizzato da assenza di regole, dominio della criminalità organizzata, condoni e sanatorie. Eliminare concretamente gli ecomostri è l’unico modo per disincentivare nuove illegalità ed è per questo che Legambiente ha deciso di scrivere ad alcuni sindaci, chiedendo ragione delle mancate demolizioni ». Ma il cemento non è l’unica causa dello scempio.

Scarichi illegali, cattiva depurazione, pesca di frodo, infrazioni al codice della navigazione, sono reati all’ordine del giorno. Gli illeciti legati all’inquinamento delle acque quest’anno fanno registrare un aumento significativo di denunce e arresti (+8,2 per cento) e di sequestri (+1,5), a fronte di una diminuzione complessiva del numero dei reati compiuti (-5,5).

La pesca illegale fa registrare, invece, un aumento del 10,6 per cento, con preoccupanti segnali di infiltrazioni mafiose nella gestione dell’intera filiera. I primi quattro posti della classifica dell’illegalità sono stabilmente occupati dalle regioni meridionali col più alto tasso di presenza di criminalità organizzata. La Campania, con 2.776 infrazioni accertate, 3.142 denunce e 1.002 sequestri, tiene salda la prima posizione.

Seguono, a chiudere il quartetto di testa, Sicilia, Puglia e Calabria. Oltre il 55 per cento dei reati complessivi si è consumato in queste regioni. Assegnate anche le bandiere nere a quelli che gli ambientalisti definiscono i «nuovi pirati: sindaci, amministrazioni locali e regionali, singoli imprenditori, società private e autorità portuali che si sono distinti per azioni od omissioni ai danni all’ambiente marino e costiero». Per questo “premio speciale” le differenze tra Nord e Sud scompaiono.

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