CENSIS: BURACRAZIA E CONCORRENZA (SLEALE) DELLO STATO ZAVORRA PER LO SVILUPPO E DANNI PER I CONSUMATORI

Roma - 18 giugno 2015  - E' la burocrazia la prima zavorra che ostacola lo sviluppo di un quinto delle imprese, tanto che il 19,9% degli imprenditori italiani colloca al primo posto "la burocrazia statale inefficiente come principale zavorra per chi vuole avviare un’attività economica". 

I negativi effetti della buracrazia, evidenziati dal CENSIS, vengono subiti dai consumatori che si ritrovano meno servizi a costi molto più elevati e quindi meno efficienti e con meno efficacia.

Il dato del 19,9% degli imprenditori italiani che ritengono la burocrazia statale una zavorra "è una percentuale molto più alta rispetto agli altri grandi Paesi europei: l’8,5% nel Regno Unito, l’8,9% in Germania, il 10,3% in Francia" segnala il Censis che ha diffuso i dati del terzo dei quattro incontri del tradizionale appuntamento di riflessione di giugno "Un mese di sociale", dedicato quest’anno al tema "Rivedere i fondamentali della società italiana".

E a frenare la ripresa delle aziende del nostro Paese, al secondo posto, prosegue il Censis, gli imprenditori italiani citano l’eccessivo carico fiscale (18,7%), molto più dei loro colleghi tedeschi (10,9%), inglesi (12,8%), spagnoli (12,8%). "Gli effetti del cattivo funzionamento della macchina pubblica sono evidenti se si guarda la nostra capacità di spendere i fondi europei della programmazione 2007-2013" osserva il Centro Studi Investimenti Sociali. "A un anno dal termine ultimo, la spesa certificata è di 33 miliardi di euro, ovvero il 71% di quanto programmato. Questo significa che -conclude il Censis- bisognerebbe spendere entro l’anno i residui 13,6 miliardi di euro, oltre 10 miliardi dei quali riguardano le regioni meridionali".

Il confronto con le società europee è impietoso e a questo si aggiunge  "la concorrenza 'sleale' del capitalismo di Stato, che risponde alla politica e non ha inaugurato una nuova stagione di economia mista. Sono più di 11.000 i soggetti economici a partecipazione pubblica, di cui oltre 7.600 aziende (di queste quasi il 60% con una quota di partecipazione pubblica superiore al 50% del capitale) che impiegano circa 950.000 addetti" rileva il Censis che rileva come "fattore frenante per la nostra economia anche la corruzione che, nonostante gli interventi di controllo e repressione, continua a essere percepita come dilagante". Però "la sola via giudiziaria alla legalità, ogni volta riconfermata dagli scandali e dal conseguente rimbombo mediatico, non sia sufficiente per contrastare la corruzione lo dimostrano i dati sugli appalti pubblici assegnati con procedura negoziata" afferma il Censis.

Tra gli effetti della concorrenza sleale delle compagne di stato sono da aggiungere le mancate tutele dei consumatori, per esempio, dei servizi energetici. Ad oggi, infatti, un cliente energentico è completamente in balia delle minacce (di distacco) del gestore ed è costretto a subire anche in presenza di vere e proprie ragioni stante anche la totale assenza ed inutilità dell'Autorità Garante per il Servizio Elettrico ed il Gas che, di fatto, tutela i gestore e non i consumatori.

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