Booking.com: costi nascosti e prenotazioni truffa, cosa fare
15 giugno 2026
Booking.com e i costi nascosti: un problema più diffuso di quanto sembri
Costi nascosti Booking.com: cosa sono, perché sono illegali e cosa fare se ti è capitato. Il caso documentato da A.E.C.I. e la segnalazione all'AGCM.
Chiunque abbia prenotato un alloggio tramite Booking.com
almeno una volta si è trovato davanti a quella dicitura ambigua:
"Potrebbero esserci costi aggiuntivi". Una frase che suona quasi come
una nota a margine, un dettaglio secondario. In realtà, in molti casi,
quei costi nascosti Booking.com non hanno nulla di marginale:
possono arrivare a rappresentare una quota consistente, talvolta superiore al
60%, del prezzo già pagato in fase di prenotazione. È esattamente quello che è
successo a un consumatore che si è rivolto ad A.E.C.I., e che ha portato
l'associazione a presentare una segnalazione formale all'Autorità Garante della
Concorrenza e del Mercato.
Il caso concreto: una prenotazione da 155 euro diventata
da 251
Il consumatore aveva prenotato tramite app Booking.com una
casa mobile presso un villaggio-camping sulla costa abruzzese, per due notti,
pagando anticipatamente 155,98 euro. La tariffa era non rimborsabile. Solo dopo
la conferma della prenotazione, la struttura lo ha contattato attraverso il
sistema di messaggistica interno alla piattaforma per comunicargli l'esistenza
di due voci di costo obbligatorie mai menzionate in modo chiaro prima
dell'acquisto: una tessera club obbligatoria da 4,30 euro a persona al
giorno per tutti gli ospiti dai 4 anni in su, e una pulizia finale da
70 euro per soggiorni inferiori a quattro notti. Totale dei costi aggiuntivi:
95,80 euro, da versare al check-in in contanti.
Il consumatore ha provato a contestare. La struttura ha
risposto che le informazioni erano "chiaramente scritte" nelle note
della piattaforma. A.E.C.I. ha verificato: la dicitura sulla tessera club
compariva nella sezione "Informazioni importanti" della scheda, ma
era redatta esclusivamente in lingua inglese. La pulizia finale di 70 euro non
compariva da nessuna parte nelle schermate documentate al momento della
prenotazione. Booking.com, contattata dal consumatore, ha risposto con messaggi
automatici di presa in carico senza alcuna risoluzione concreta.
Cos'è il drip pricing e perché è illegale
Quello che A.E.C.I. ha documentato in questo caso è un
esempio classico di drip pricing, termine tecnico per indicare la
pratica di rivelare progressivamente i costi obbligatori al consumatore, dopo
che questi ha già compiuto scelte vincolanti. La logica è semplice: si attira
il consumatore con un prezzo basso, lo si fa prenotare con una tariffa non
rimborsabile, e solo a quel punto si comunica quanto dovrà effettivamente
pagare. A quel punto il consumatore non può più tornare indietro senza perdere
l'intero importo versato.
Il Codice del Consumo è chiaro sul punto. L'articolo 22
qualifica come pratica commerciale ingannevole per omissione la condotta di chi
presenta in modo oscuro, ambiguo o intempestivo informazioni rilevanti che il
consumatore medio necessita per prendere una decisione consapevole. Il prezzo
finale effettivo rientra esattamente in queste informazioni. Allo stesso modo,
l'articolo 49, aggiornato con il recepimento della Direttiva Omnibus del 2023,
impone che prima di qualsiasi acquisto a distanza il professionista comunichi
in modo chiaro il prezzo totale comprensivo di tutti gli oneri obbligatori
prevedibili, indipendentemente che sia il venditore diretto o la piattaforma di
intermediazione.
La responsabilità della piattaforma non è un dettaglio
Un aspetto che spesso sfugge ai consumatori è che Booking.com
non è un semplice bacheca di annunci: definisce i parametri di
visualizzazione del prezzo, incassa il corrispettivo della prenotazione e ha
piena capacità tecnica di includere nel totale mostrato tutti i costi
obbligatori comunicati dalla struttura. La scelta di non farlo, sostituendo
queste informazioni con la formula vaga "Potrebbero esserci costi
aggiuntivi", è una decisione commerciale deliberata, non una lacuna
tecnica. Il Regolamento europeo sui servizi digitali e il Regolamento
Platform-to-Business impongono alle piattaforme di intermediazione precisi
obblighi di trasparenza nei confronti degli utenti finali: obblighi che in casi
come questo risultano sistematicamente disattesi.
C'è poi un secondo profilo di illiceità che riguarda
direttamente la struttura ricettiva. Imporre al consumatore il pagamento di
costi obbligatori non comunicati al momento del check-in, quando la tariffa è
già stata pagata e non è rimborsabile, configura una pratica commerciale
aggressiva ai sensi degli articoli 24 e 25 del Codice del Consumo. Il
consumatore si trova davanti a un'alternativa senza via d'uscita: pagare quanto
non aveva preventivato oppure perdere l'intero importo già versato. Questa è precisamente
la definizione di influenza indebita che il legislatore europeo ha inteso
vietare.
Le informazioni in lingua straniera non soddisfano
l'obbligo di trasparenza
Un elemento particolarmente rilevante emerso nel caso
documentato da A.E.C.I. riguarda la lingua. La dicitura sulla tessera club
obbligatoria era presente nella scheda della struttura su Booking.com, ma esclusivamente
in lingua inglese, in una piattaforma che opera e che il consumatore stava
utilizzando in italiano. Il requisito di chiarezza e comprensibilità previsto
dall'articolo 49 del Codice del Consumo implica che le informazioni
precontrattuali obbligatorie siano comunicate nella lingua del consumatore, o
almeno in una lingua che il consumatore possa ragionevolmente comprendere nel
contesto in cui avviene la transazione. Una nota in inglese su una app
utilizzata in italiano da un consumatore italiano non soddisfa questo requisito.
Cosa fare se ti è capitato
Se hai prenotato tramite Booking.com e ti sono stati
comunicati costi obbligatori solo dopo la conferma, o se ti sei trovato a dover
pagare alla struttura importi significativi non indicati chiaramente prima
dell'acquisto, hai motivi concreti per contestare la condotta. Il primo passo è
documentare tutto: schermate della prenotazione, messaggi ricevuti dalla
struttura tramite la piattaforma, eventuali comunicazioni con l'assistenza
Booking.com. Conserva anche la schermata del prezzo mostrato al momento della
selezione dell'alloggio, che è la prova più rilevante dell'omissione
informativa.
La segnalazione all'AGCM è uno strumento a disposizione sia
dei singoli consumatori che delle associazioni di categoria: l'Autorità può
aprire procedimenti istruttori, ordinare la cessazione delle pratiche scorrette
e applicare sanzioni commisurate alla gravità e alla diffusione del
comportamento. A.E.C.I. ha già presentato una segnalazione formale che chiede
all'AGCM di accertare le pratiche descritte, ordinare a Booking.com l'adozione
di un sistema di visualizzazione del prezzo totale onnicomprensivo, e trasmettere
gli esiti alle autorità europee nell'ambito della rete Consumer Protection
Cooperation.
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