CONSOB SANZIONE POSTE ITALIANE PER CONFLITTO DI INTERESSE

Roma - 02 settembre 2015  -  (Reuters) - Consob ha deciso nei confronti di Poste Italiane una sanzione di 60.000 euro per la violazione delle norme che regolano i conflitti di interesse e la correttezza delle condotte e quelle relative alla materia della valutazione di adeguatezza degli investimenti.

Le multe decise dalla commissione riguardano anche l'ex AD Massimo Sarmi per 20.000 euro e altri dirigenti, mentre Poste Italiane risponde "in qualità di soggetto responsabile in solido".

In particolare Consob rileva che Poste Italiane, matricola autunnale di Borsa, tra il 2011 e maggio 2014 "ha compiuto scelte strategiche tali da orientare, in assenza di adeguata valorizzazione degli effettivi bisogni della clientela, la propria attività di commercializzazione su specifici prodotti o categorie di prodotti (prevalentemente caratterizzati da elevate commissioni up-front)".

"In particolare, sottolinea la Commissione, dagli accertamenti ispettivi è emerso il ricorso a disinvestimenti anticipati della clientela, anche di carattere massivo per il tramite di OPA buyback, strumentali alla utilizzazione delle risorse da essi rivenienti per l'acquisto di altri prodotti 'a budget' in collocamento, determinando così un 'effetto sostituzione' degli strumenti finanziari collocati presso gli investitori (switch), senza che si tenesse conto delle esigenze degli investitori".

"A fronte di ciò, Poste Italiane ha omesso di gestire tale acuita situazione di conflitto di interessi non evitando che la stessa incidesse negativamente sugli interessi dei clienti e di fatto consentendo il realizzarsi, sul piano operativo dei rapporti con la clientela, di comportamenti non conformi al dovere di agire con diligenza, correttezza e trasparenza", si legge nella delibera riporttata dal Bollettino Consob.

Le carenze riscontrate riguardano inoltre la profilatura della clientela, la ricostruibilità dei comportamenti e la mancata valutazione di adeguatezza sui disinvestimenti.

Certamente la domanda da porsi è relativa alla grandezza economica della sanzione. Per A.E.C.I. 60.000 euro non solo non rappresentano un vero e proprio danno economico per Poste Italiane, commisurato al guadagno ottenuto dall'operazione messa in atto ma, certamente, non rappresenta un incentivo a non commettere simili azioni nel futuro.


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