ATAC E IL RISCHIO LANZILLOTTA

Roma - 03 agosto 2015  - Già nel 2013, da Senatrice di Scelta Civica, la Lanzillotta provò a privatizzare alcune delle aziende romane (ACEA, AMA ed ATAC).

Grazie a quello che fu battezzato il “DECRETO SALVA ROMA” si apriva la strada ad una liberalizzazione delle aziende romane. Liberalizzazione che permettesse al Comune di Roma di dismettere le quote delle municipalizzate quotate in borsa di dar via libera (quindi) ai licenziamenti nelle partecipate con il bilancio in rosso.

L'emendamento recita: “Il Comune di Roma, contestualmente o successivamente all'approvazione del bilancio di previsione per il 2014, adotta specifiche delibere volte a: estendere l'applicazione dei vincoli del patto di stabilità interno a tutte le società partecipate direttamente o indirettamente, nonché quelli in materia di assunzioni di personale e di acquisti di beni e servizi; dismettere ulteriori quote di società quotate in borsa limitandosi a mantenere la quota di controllo; operare una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società da esso partecipate prevedendo, per quelle in perdita, licenziamenti per motivi economici;  liberalizzare il servizio di trasporto pubblico locale, raccolta dei rifiuti e spazzamento delle strade; mettere in liquidazione tutte le società partecipate che non abbiano come fine sociale prioritario attività di servizio pubblico”.

Quello che fu poi rinominato il decreto SVENDE ROMA non ha avuto sorti fortunate, per fortuna, e gli effetti sono stati notevolmente attenuati.  Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, è stato infatti costretto a ritirare il decreto Salva Roma, di fronte all’impossibilità di convertirlo in legge entro la scadenza prevista - cioè domani - a causa dell’ostruzionismo annunciato di M5S e Lega Nord.

Ora bisognerebbe capire quali siano i veri interessi di chi stabilisce che le aziende romane debbano essere privatizzate, bisognerebbe chiedersi se, chi non è stato in grado di gestire la macchina pubblica (tra cui la stessa Lanzillotta) ed ha contribuito (anche con mancati controlli) alla malagestio delle aziende comunali possa, in qualche maniera, stabilire la via di sviluppo futuro.

I cittadini romani, dunque, demandano a chi non è stato in grado di gestire le aziende comunali, la loro privatizzazione e il futuro gestionale/politico della società. Per fare un paragone è come se la Protezione Civile ed il Governo avesse messo nelle mani di Schettino l’intera operazione di recupero della Nave Concordia.

Oggi, nuovamente, si torna a parlare, dunque, di privatizzazione di ATAC. Ancora una volta si parla dell’ipotesi di dividere la parte dei debiti dalla parte del profitto (futuro). Ai romani i debiti agli amici del cerchio magico, della combriccola, o della comitiva giusta i futuri guadagni.

Roma non ha bisogno di alcuna privatizzazione di ATAC, AMA ed ACEA. Roma ha necessariamente bisogno di politici e partitocrati che pensino al bene comune e non alle tasche proprie e/o di amici palazzinari/imprenditori pronti a fare i prenditori. 

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