PIU' TASSE PER TUTTI. GLI ITALIANI I PIU' TARTASSATI

Roma - 20 luglio 2015  - Più Tasse per tutti, almeno per gli italiani, in cambio minor servizi e maggior disservizi (vedi Roma in questi giorni). Secondo la CGIA, se il carico fiscale del nostro Paese fosse in linea a quello medio europeo, ogni italiano risparmierebbe 904 euro all’anno di tasse e contributi. 

La Cgia ha messo a confronto la pressione fiscale dei principali Paesi Ue registrata nel 2014 e  gli italiani occupano le primissime posizioni della graduatoria dei contribuenti più tartassati d’Europa. Tra i paesi Ue, la pressione fiscale più elevata si riscontra in Francia: a Parigi, il peso complessivo di imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali è pari al 47,8 per cento del Pil. Seguono il Belgio, con il 47,1 per cento, la Svezia, con il 44,5 per cento, l’Austria, con il 43,7 per cento e, al quinto posto, l’Italia.

L’anno scorso la pressione fiscale nel nostro Paese si è "fermata" al 43,4 per cento del Pil. La media dei 28 Paesi che compongono l’Ue, invece, si è stabilizzata al 40 per cento; 3,4 punti in meno che da noi.

Per la Cgia se la tassazione nel nostro Paese fosse in linea con la media europea, ogni italiano l’anno scorso avrebbe risparmiato 904 euro. Effettuando il confronto con la Germania, invece, si evince come i tedeschi paghino mediamente 1.037 euro all’anno in meno rispetto a noi. Analogamente, gli italiani pagano 1.409 euro in più rispetto agli olandesi, 1.701 euro in più dei portoghesi, 2.313 euro in più degli inglesi, 2.499 euro in più degli spagnoli e ben 3.323 euro in più rispetto agli irlandesi. Sempre rispetto al livello italiano di tassazione, si nota come gli austriaci abbiano pagato 80 euro in più rispetto a noi, gli svedesi 292 euro in più, i belgi 984 euro in più e, infine, i francesi, con ben 1.170 euro in più.
Dalla Cgia ricordano inoltre che il dato della pressione fiscale italiana relativa al 2014 non tiene conto dell’effetto del cosiddetto “Bonus Renzi”, pertanto, se si ricalcola la pressione fiscale considerando questi 6,6 miliardi di euro che praticamente sono un taglio delle tasse, anche se contabilmente vanno ad aumentare le uscite, la pressione fiscale scende al 43 per cento.
Il corrispettivo che riceve, sono minor servizi che si traducono in minor servizi e/o in maggior disservizi della macchina pubblica. E’ necessaria una razionalizzazione della spesa pubblica (se ne parla da anni) con tagli a sprechi ed inefficienze. 
Questa operazione dovrà essere realizzata molto in fretta. Entro il prossimo 30 settembre, infatti, a seguito della mancata autorizzazione dell’Unione europea all’estensione del reverse charge alla grande distribuzione, il Governo dovrà reperire 728 milioni di euro, altrimenti è previsto un aumento delle accise sui carburanti di pari importo”.
Fa tristezza dunque, l’altra notizia di questi giorni, ovvero del contestuale incremento della spesa di Palazzo Chigi  sotto la presidenza di Matteo Renzi.

Nel 2014, infatti, anno del suo insediamento, le voci di spesa della residenza dell’ex sindaco di Firenze e attuale capo del Governo sono state di 3 miliardi 683 milioni 168 mila euro. Con “l’incapace” Enrico Letta, invece, si erano fermate a 3 miliardi 543 milioni 655mila, ben 139,5 milioni in meno. Ancora più evidente appare la differenza di mezzo miliardo di euro in meno tra la gestione di Mario Monti e quella del suo successore.

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