AGCOM: TOGLIERE LE PENALI PER CAMBIO OPERATORE TELEFONICO.

Roma - 23 giugno 2015  - Angelo Marcello Cardani, presidente dell'authority sulle comunicazioni, ha chiesto che sia eliminata la possibilità di far pagare un balzello a chi chiude il contratto prima della scadenza. Cancellata nel 2007, è stata reintrodotta dal disegno di legge del governo Renzi. Dove rispunta anche il vincolo di 24 mesi, pena costi extra per il consumatore che disdice in anticipo.

La norma inserita a febbraio nel disegno di legge, ora all’esame delle commissioni parlamentari, era subito finita nel mirino delle associazioni dei consumatori. Che hanno evidenziato come la possibilità di far pagare un balzello in caso di risoluzione anticipata rappresenti un passo indietro rispetto alla legge Bersani del 2007, che quell’opzione l’aveva eliminata. Il ddl interviene in particolare sul decreto legge del 31 gennaio 2007, una delle “lenzuolate” di liberalizzazione che portano la firma dell’ex segretario del Pd e all’epoca ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani. L’articolo 1 di quella legge vietava a operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche di imporre ai clienti “vincoli temporali” sulla durata del contratto e, in caso di recesso, di addebitare loro “spese non giustificate da costi“.

La cornice legislativa firmata da Federica Guidi aggiunge a quell’articolo alcuni commi che spazzano via sia il divieto di vincoli sia l’obbligo della gratuità del cambio (salvo la copertura dei costi). “Il contratto stipulato con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica”, si legge infatti, “ove comprensivo di offerte promozionali non può avere durata superiore a ventiquattro mesi“. Di conseguenza, se il ddl sarà approvato senza modifiche la società potrà legittimamente tenere legato a sé l’utente per due anni. In più, al comma 3 viene aggiunta una frase: “Comunque, l’eventuale penale deve essere equa e proporzionata al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta”. Di conseguenza la penale rispunta ed è consentita, con l’unica condizione che sia “equa”. Una marcia indietro che renderebbe molto più complicato sfruttare le occasioni di risparmio offerte dagli operatori, che proprio a colpi di promozioni cercano di strapparsi fette di utenza. Infatti l’utente dovrà di nuovo sommare al costo del nuovo contratto anche la penale. Esito paradossale, per un testo che punta proprio a “rimuovere ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori, anche in applicazione dei princìpi del diritto dell’Unione europea in materia di libera circolazione, concorrenza e apertura dei mercati”.

E dire che le bozze del ddl circolate nei giorni precedenti il Consiglio dei ministri erano ancora più favorevoli ai consumatori rispetto al decreto Bersani: la prima versione sopprimeva anche la possibilità di far pagare all’utente i costi legati al recesso. Poi, in fase di limatura, il testo è stato praticamente capovolto. Facendo indubbiamente un favore ai gruppi della telefonia fissa e mobile

FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO

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