PIANO CASA: ZINGARETTI SULLA LINEA DELLA CONTINUITA’ DEL PIANO POLVERINI

Si vede che le amicizie ai piani alti sono certamente bipartisan. A dimostrarlo le proposte di legge pronte ad arrivare in Consiglio Regionale per la modifica del Piano Casa firmato Polverini/Ciocchetti e ancora vigente nella Regione Lazio.
A quanto sembra le proposte saranno due. La proposta numero 76 che sarà votata dovrebbe eliminare definitivamente gli articoli del Piano Casa Polverini impugnati dal Ministero dei Beni Culturali, attraverso la Corte Costituzionale che ha dato torto all’ex governatrice PDL.
La proposta numero 75 dovrebbe invece rappresentare il nuovo corso Zingaretti che suscita numerose perplessità ed obiezioni. Anche A.E.C.I. LAZIO, infatti , credeva e si aspettava un vigoroso cambio di rotta. Cambio di rotta che, a quanto sembra, non pare dovrà esserci.
La mancata cancellazione, infatti, dell’articolo 3 ter della Legge “Polverini” è certamente una ammissione di continuità con l’idea della vecchia amministrazione che tanto fu tanto vicina ai palazzinari.
L’articolo 3 ter, tanto caro alle imprese edili, permette, senza una specifico piano di sviluppo, infatti di moltiplicare le cubature di edifici che devono essere costruiti, di derogare alle pianificazioni e ai piani regolatori e, quindi alle pianificazioni urbanistiche, di cambiare la destinazione d’uso degli immobili da non residenziale a residenziale.
Grazie all’articolo 3, dunque si potranno trasformare immobili non adatti ad uso residenziale o, cosa molto più ovvia, trasformare, per esempio, uffici, in questo caso palazzi, in centri commerciali.
Un Piano Casa ad uso e consumo delle imprese edili in barba alle necessità di città sempre più costruite senza un minimo di piano regolatore, senza un piano urbanistico. Un contesto regionale ampiamente condiviso a livello nazionale (ad esclusione di Piemonte e Toscana) ed anche a livello governativo. Lo stessi governo ha infatti inserito pochi mesi fa, nel “Decreto del fare”, alcune norme che aumentano la “deregulation” urbanistica,  con il rischio di incentivare ulteriormente la  cementificazione indiscriminata del nostro territorio.
SI continuerà a costruire quartieri dormitorio isolati dal resto del contesto urbano senza un minimo di mobilità integrata. 
A.E.C.I. LAZIO rimane dunque in attesa dell’ennesimo scempio della partitocrazia italiana che non intende dedicare politiche di sviluppo al bene collettivo ma, come sempre, ad uso e consumo delle grandi lobbie, in questo caso, imprese edilizie.

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