I SOLDI CI SONO MA I POLITICI NON LI USANO E NON LI FANNO USARE.

Un noto politico, Giulio Andreotti, formulò la revisione di un proverbio; a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca la domanda con cui iniziamo questo articolo è amletica. Si tratta di incapacità o di furbizia ???

Il pensiero cattivo è relativo alla inadeguatezza politica della nostra classe dirigente. Si parla di crisi e si parla di fondi che potrebbero essere messi a disposizione per lo sviluppo e quini per il lavoro. Fondi che ci sono ma che non vengono (e non sono stati utilizzati).

La Cassa Depositi e Prestiti, ad esempio, ha avuto a disposizione 18 miliardi da distribuire alla Piccola e Media Impresa attraverso la rete delle Banche. Di questi fondi ne sono stati distribuiti solo 6 miliardi ed i restanti 12 sono rimasti nelle casse dello stato.

Dodici miliardi che avrebbero aiutato e non poco la Piccola e Media Impresa in eterna difficoltà economica per un sistema bancario che pensa esclusivamente a finanziare le Grandi Imprese, soprattutto destinate al fallimento.

A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca. Il pensiero cattivo è relativo all’utilizzo di questi fondi. Sembrerebbe che la politica, visto la difficoltà ad speculare con questi fondi, non sia interessata all’utilizzo e, quindi, non si attiva per la distribuzione.

La stessa storia si ripete per i fondi per il riammodernamento e lo sviluppo dei centri per l’impiego. Letta, bravo comunicatore, incensa i prossimi fondi a disposizione proprio per i centri per l’impiego. Anche qui la solita storia di fondi, circa 7 miliardi di derivazione europea, non utilizzati proprio per i centri per l’impiego.

Ora la storia si ripete. A sei mesi dalla chiusura del ciclo 2007-2013 della programmazione dei fondi europei (si parla di luglio quindi) l'Italia aveva speso poco meno di 20 miliardi di euro, pari a circa il 40% delle risorse programmate che sono 49,5 miliardi.

Il risultato potrebbe sembrare negativo ma invece è addirittura positivo vista l’incapacità italiana di utilizzare i fondi comunitari, ottenuto grazie alla riprogrammazione attuata dall'ex ministro alla Coesione, Fabrizio Barca, che ha chiesto a Bruxelles la riduzione della quota di cofinanziamento nazionale. I programmi europei concedono due anni di tempo dalla fine del ciclo di programmazione. Entro la fine del 2015, dunque, l'Italia dovrà essere capace di spendere le risorse non ancora utilizzate: più o meno 1 miliardo al mese per trenta mesi, da certificare a Bruxelles.

Ora dunque la domanda ce ci dovremmo porre è se questo mancato utilizzo di fondi che l’Italia potrebbe utilizzare per dare spinta ed impeto alla propria economia è dovuto alla incapacità della partitocrazia o alla mancata possibilità, dovuta ai controlli europei, di speculare da parte della stessa partitocrazia?

A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca.

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