LAMPEDUSA. STORIA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

Il numero dei morti certamente impressiona ma conta poco. E’ importante a fini statistici ma irrilevante a livello morale. Cento morti, duecentociquanta dispersi fanno male al cuore. Ma dovrebbero far male al cuore la somma di tutti i morti e di tutti i dispersi di questi apolidi fuggiti da terrore, morte e fame. Disposti a mettere a repentaglio la propria vita per un barlume di speranza.

Negli ultimi 10 anni sono  6.700  le persone che hanno perso la vita nel Canale di Sicilia. Il conto, che include i dispersi, è tenuto dal sito Fortress Europe di Gabriele del Grande. (http://fortresseurope.blogspot.it/)

Dal sito Fortress Europe di Gabriele del Grande  si legge “Un giorno a Lampedusa e a Zuwarah, a Evros e a Samos, a Las Palmas e a Motril saranno eretti dei sacrari con i nomi delle vittime di questi anni di repressione della libertà di movimento. E ai nostri nipoti non potremo neanche dire che non lo sapevamo. Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 19.142 persone. Di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011. Il dato è aggiornato al 3 ottobre 2013 e si basa sulle notizie censite negli archivi della stampa internazionale degli ultimi 24 anni.”

Lo speciale, intitolato “LA STRAGE” recita invece che dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 19.142 persone. Di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011. Il dato è aggiornato al 3 ottobre 2013 e si basa sulle notizie censite negli archivi della stampa internazionale degli ultimi 25 anni. Il dato reale potrebbe essere molto più grande. Nessuno sa quanti siano i naufragi di cui non abbiamo mai avuto notizia. Lo sanno soltanto le famiglie dei dispersi, che dal Marocco allo Sri Lanka, si chiedono da anni che fine abbiano fatto i loro figli partiti un bel giorno per l'Europa e mai più tornati.

Ogni morto ed ogni sopravvissuto nasconde tanta sofferenza. Sofferenza che nel 2013 non dovrebbe far parte del bagaglio umano. La colpa è di tutti. Le colpe sono dell’intero genere umano. Le colpe sono dell’Europa. Le colpe sono dell’Italia. Ma non bisognerebbe parlare di colpe.

Oggi anche la nostra associazione si unisce al lutto nazionale. Il DNA di A.E.C.I. ci impone però di mantenere il senso critico.

L’ipocrisia di parte del mondo occidentale interessato alle sorti di paesi come Egitto, Libia, Tunisia, Somalia (solo per citarne alcuni) è raccapricciante. Il vero interesse è belligere per puri interessi economici. Le vite sono considerate a latere. La perdita di vite umane è considerata effetto collaterale.

L’Italia, parte di questo mondo occidentale, (spalleggiata dal reso dei Paesi Europei) ha, sino ad oggi, lavorato per mettere un tappo. Il tappo al normale defluire dalle coste settentrionali dell’Africa cooperando con i paesi interessati. Poco importa il problema umanitario. Per questo sarà poi sufficiente inviare un numero giusto di container di aiuti umanitario (cibo, medicine e vestiti) largamente pubblicizzato.

La vicenda (solo l’ultima) è solo la punta di ICEBERG che evidenzia lo stato di inadeguatezza della politica italiana ed europea. Le responsabilità sono equamente ripartite. La politica non è stata in grado di creare leggi adeguate alle esigenze. Ancora, la politica, come in Italia, non solo non ha prodotto leggi adeguate alle esigenze ma ha, ancora di più, esasperato l’intero apparato. Questa la cosa più disdicevole. I veri responsabili, i veri assassini hanno nome e cognomi.

A partire da Bossi, Fini e Maroni per finire a tutti i politici, italiani ed europei compresi che non hanno mosso un dito per risolvere il problema.

Troppo facile dichiarare Lutto Nazionale che è, a tutti gli effetti, una maschera di profonda tristezza che nasconde però, o cerca di farlo, la faccia dei veri colpevoli.

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