BENZINA E IVA. ANCORA PIU' BASSO IL POTERE DI ACQUISTO DEI CONSUMATORI

La nostra associazione di consumatori ha sempre sostenuto che la crisi economica si combatte e si arresta potenziando il potere di acquisto dei consumatori.

I governi che si sono succeduti tuttavia hanno preferito elargire finanziamento a gettito e senza alcuna programmazione a imprese (amiche) e banche.

Aumento dell'IVA e della benzina deprimeranno ancor di più il potere d'acquisto dei consumatori e contemporaneamente la cosa si riverserà sulle aziende.

I consumatori italiani hanno, in questo momento, poche possibilità di spesa e questo per la moneta a disposizione.

È risaputo che il nostro paese non si distingua in positivo, nell'area euro, per la consistenza delle remunerazioni, sia per i lavori manuali, sia per quanto riguarda le cosiddette professioni intellettuali o concettuali. Vediamo quattro diversi esempi che coinvolgono manager, dirigenti d'aziende e impiegati.

La differenza di stipendio più corposa tra noi e gli altri grandi paese europei balza all'occhio in primis per quanto riguarda i laureati in ingegneria. Secondo i dati dell'Osservatorio Page Personnel, a tre anni dall'inserimento un ingegnere meccanico in Italia guadagna 35.000 euro annui lordi mentre in Inghilterra può raggiungere i 52.000. Differenza rilevante anche per quanto riguarda l'ingegnere ambientale che arriva a uno stipendio di 58.000 euro a tre anni dalla laurea mentre da noi si ferma ai 50.000.

Al tempo stesso i manager italiani sono tra i più pagati. La strategia è stata l’opposto. Invece di creare condizioni di spesa per la massa si è deciso di puntare sugli alti livelli. Il prodotto è stato devastante. I beni di lusso non hanno risentito minimamente il resto del comparto (praticamente l’intero settore industriale italiano) è stato completamente raso al suolo.

Inutile nascondere che la crisi economica italiana, l’Italia è uno dei pochi paesi europei che stenta ad uscire dalla crisi, e che, questo triste primato è stato reso possibile da una mancata politica di programmazione macroeconomica.

E’ arrivato il momento di scontentare le lobbies che ancora cercano di difendere il piccolo orticello non sapendo che il rischio non è quello di perdere il raccolto ma anche la terra stessa. È arrivato il momento di far pagare chi ha di più (e troppo) per distribuire a chi ha di meno. Solo così si può far ripartire l’economia.

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