FONTI RINNOVABILI, FABBISOGNO ENERGETICO E COSTO ENERGIA.

In questi giorni è stata (da più fonti) pubblicata un’ottima notizia. Tra le 14 e le 15, per la prima volta nella storia, il prezzo d'acquisto dell’energia elettrica (PUN) è sceso a zero su tutto il territorio nazionale. Ciò significherebbe che in quelle due ore della giornata energia solare, eolico e idroelettrico hanno generato il 100% dell'elettricità. Un evento atteso da tempo, sintomo di un cambiamento in atto.

Se ne evince che l’Italia, seppur con politiche energetiche rinnovabili molto discutibili, è riuscita, in questi anni, a realizzare un buon comparto produttivo energetico da fonte rinnovabile. Certamente la produzione energetica, da fonti rinnovabili, non è ancora in grado di rispondere totalmente al fabbisogno energetico.

Luci (è il caso di dire) ed ombre (soprattutto). Se l’Italia infatti ha colto pienamente le raccomandazioni europee sulle energie rinnovabili, vanta un triste primato. Nonostante il processo di liberalizzazione degli ultimi anni, l'Italia è tra i paesi europei che registra i prezzi dell'energia più elevati del continente. Anche per questo motivo, il commissario all'Energia Günther Oettinger ha raccomandato ieri agli stati membri di completare rapidamente il mercato unico in questo delicatissimo settore. Inoltre, l'uomo politico tedesco ha preannunciato nuove raccomandazioni in vista di una maggiore convergenza delle misure di sostegno alle fonti rinnovabili.

In un lungo rapporto sulla situazione dell'Unione nel settore dell'energia, la Commissione ha elencato pregi e difetti dei vari paesi. All'Italia l'esecutivo comunitario raccomanda di migliorare la rete elettrica, per risolvere i rischi di congestione e rafforzare le connessioni con i paesi vicini. Per quanto riguarda il gas, la Commissione mette l'accento su una concorrenza limitata tra le aziende del settore, e sulla necessità per il paese di importare gran parte del suo fabbisogno (il 90% del totale).

Secondo le autorità comunitarie, l'Italia è il sesto paese con il prezzo dell'elettricità ai consumatori più elevato, dietro la Danimarca, la Germania, Cipro, il Belgio e la Svezia. La media europea è di circa 17 centesimi di euro al kWh, comprese le imposte, mentre il prezzo in Italia è di oltre 20 centesimi al kWh. Nel settore dell'industria, il prezzo dell'elettricità italiana supera i 22 centesimi al kWh (si veda anche il grafico in pagina), di gran lunga superiore alla media europea, che è poco sopra i 15 centesimi.

Ora il dubbio che viene è relativo al costo di produzione energetico. Il costo dell'energia rinnovabile in Italia è ancora troppo elevato. Il dato emerge dallo studio dell'Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili (Aper) presentato in occasione del convegno "Produttori e istituzioni a confronto sui costi di generazione degli impianti a fonti rinnovabili" presso la sede del Gse. Sulla filiera italiana delle rinnovabili gravano extra-costi e oneri aggiuntivi dovuti alle seguenti criticità:

·         incertezza sugli iter autorizzativi degli enti locali

·         incertezza sulle procedure e costi di allacciamento

·         sovra-canoni ai Bim (bacino imbrifero montano)

·         assenza di produttori nazionali

·         sindrome di Nimby (not in my back yard) dei cittadini nei confronti dell'eolico e delle biomasse.

 

In conclusione, l'energia rinnovabile in Italia costa il 35% in più rispetto agli altri paesi europei a causa degli oneri aggiuntivi. Senza gli extra-costi il costo di produzione dell'energia da fonti rinnovabili è compreso tra 11 e 15 centesimi di euro a chilowattora. Fra le tecnologie verdi più competitive si distinguono l'idroelettrico e l'eolico. Il costo di produzione tende invece a salire fino a 40-50 centesimi per l'energia elettrica prodotta dai pannelli solari e dalle centrali solari fotovoltaiche. Rimuovere gli extra-costi contribuirebbe ad accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili.

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