SIGARETTA ELETTRONICA SI, SIGARETTA ELETTRONICA NO. IL PUNTO DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE.

Studi sulla sigaretta elettronica e analisi dei costi del sistema sanitario per la cura di malattie derivate dal fumo.

Partiamo innanzitutto da un concetto. A.E.C.I. è assolutamente favorevole ad estendere il divieto di fumo anche alle sigarette elettroniche. Una delle poche cose fatte in Italia dai governi che si sono susseguiti, infatti, è il divieto di fumo nei luoghi pubblici. Divieto che sencondo la nostra associazione dovrebbe essere esteso anche ad altri luoghi anche se all'aperto.

Parchi pubblici specie in presenza di bambini, ma anche stadi e, in generale, tutti i luoghi dove possono trovarsi minori. Sia per tutelarli dal punto di vista fisico sia per educazione civile e salutista.

LA SIGARETTA ELETTRONICA FA MALE

Spesso si leggono affermazioni similari: le sigarette elettroniche sono dannose alla salute. Non si conoscono i reali contenuti delle stesse provette.

E' innegabile che, le normali sigarette, bene non facciano. Inutile pubblicare studi, dati e quant'altro a dimostrazione dell'elevata dannosità delle sigarette tradizionali. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le sigarette sono la causa del 20% delle morti nei Paesi sviluppati, oltre ad essere causa del 90-95% dei tumori polmonari, l'80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare, il 20-25% degli malanni cardiovascolari.

Attualmente in Italia il fumo causa 75.000/80.000 morti all'anno:

- circa 39.000 per cancro.

- circa 13.000 per malattie respiratorie croniche

- 22.000 per malattie cardiovascolari

 

Con questo non si vuole dimostrare i benefici della sigaretta elettronica ma, la tesi secondo cui faccia male non può essere sostenuta poichè il confronto con la sigaretta tradizionale è drammatico.

Detto questo in questi giorni sono stati pubblicati i risultati del primo studio realizzato proprio sulle sigarette elettroniche.

ECLAT (EffiCiency and safety of an eLectronic cigAreTte) è il primo studio prospettico randomizzato con gruppo di controllo che ha valutato l'efficacia e la sicurezza della sigaretta elettronica su un campione di 300 fumatori non intenzionati a smettere, con monitoraggio prolungato fino a 12 mesi.

«I dati di ECLAT parlano chiaro. Le sigarette elettroniche possono aiutare a ridurre il consumo di sigarette tradizionali e a smettere di fumare senza effetti collaterali» afferma Riccardo Polosa. Lo studio mostra che, alla 52a settimana, l’8,7% dei fumatori che utilizzavano la sigaretta elettronica smetteva di fumare, laddove il 10.3% riduceva il consumo di sigarette tradizionali di almeno il 50%. Inoltre, il 73,1% di chi ha smesso, non risultava utilizzare nemmeno la sigaretta elettronica a fine studio.

Un campione di 300 volontari (la condizione per partecipare era che fossero fumatori non intenzionati a smettere di fumare) ha per un anno fumato sigarette elettroniche. Il risultato finale dello studio, finanziato dall'onlus Lega Italiana Anti Fumo, è che l‘8,7% ha abbandonato la sigaretta tradizionale per passare alla sigaretta elettronica. Non solo, ma, nell’arco di un anno, la maggior parte di questo 8,7% ha abbandonato anche la sigaretta elettronica, smettendo completamente con il vizio del fumo.

Il risultato che si evince è certamente la caratteristica reale della sigaretta elettronica che riesce laddove molti (forse) hanno fallito.

Il dubbio viene invece dalle reazioni di uno Stato che è evidentemente interessato più alla parte economica e meno alla politica della saluta e, alla tutela della stessa salute dei propri cittadini.

Evidentemente non vengono considerati i costi della sanità pubblica per la lotta alla mortalità causata da tutte le malattie provocato dal fumo stesso.

L'Istituto Superiore della Sanità ha prodotto uno studio interessante da dove si evince che "A fronte delle stime riportate in tabella D la perdita di produttività totale desunta dalle giornate di ricovero attribuibili al fumo, corrispondenti a giornate di assenza lavorativa, risulta pari a 260 miliardi .La somma del costo per assistenza ospedaliera e quelli per perdita di produttività a causa dell’abitudine al fumo si attesterebbe per l’anno 1999 intorno agli 10.267 miliardi con una incidenza dell’ 8,5 % sulla spesa sanitaria pubblica totale."

Vi invitiamo a scaricare e leggere l'intero studio. 

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