PER USCIRE DALLA CRISI E' NECESSARIO AUMENTARE LA PROPENSIONE AL CONSUMO DEI CONSUMATORI

La nostra Associazione di Consumatori lo dice da sempre. Per uscire dalla crisi dobbiamo permettere ai consumatori di spendere ed eccone la conferma.

Una manciata di dati economici pubblicati questo venerdì mostrano come il cammino del recupero sia ancora lungo e insidioso per la zona Euro, dove i sei trimestri consecutivi di contrazione stanno per diventare 7 col secondo trimestre di quest'anno. La fine della crisi? È ancora lontana.
La notizia che per maggio l'inflazione sia rimasta moderata, permette almeno in teoria la possibilità che la Banca Centrale Europea decida di adottare politiche mirate allo stimolo economico. Tra queste, anche la possibile ulteriore riduzione dei tassi di interesse, portati dalla BCE allo 0.5% nel mese di maggio.
Nonostante qualche pallido segno di miglioramento fornito dagli indicatori del sentiment, l'andamento della disoccupazione, combinato con una scarsa spesa dei consumatori nelle regioni più grandi dell'Euro, Francia e Germania, ci porta a supporre che la debolezza economica della zona Euro sia destinata a persistere.
Crisi: senza lavoro...
Lo scenario di inflazione e disoccupazione che vediamo davanti a noi, ci suggerisce che l'economia dell'Eurozona è ben lungi dall'essere sostenibile.
Il tasso di disoccupazione nel mese di aprile è salito al 12.2% nell'Eurozona, il tasso più alto dal 1995, ma in linea con le aspettative di un aumento rispetto al 12.1% di marzo ha rilevato l'Eurostat oggi.
La disoccupazione giovanile è aumentata al 24.4% rispetto al 24.3% del mese di marzo. Un trend in continuo rialzo che potrebbe avere conseguenze perenni sull'Eurozona, come pure sottolineato dall'OCSE.
Secondo Jonas Prising, presidente del gruppo di risorse umane Manpower per il Sud Europa, la situazione dell'occupazione in Europa non si risolverà in breve tempo. Il numero di disoccupati continuerà a crescere per almeno i prossimi sei mesi e di lì in avanti si prevede che possa rimanere stabile, ma a livelli straordinariamente elevati. Questo perché non c'è una rapida crescita economica che aiuti a sfoltire le code dei senza lavoro.
Perché ci sia lavoro serve crescita e secondo le previsioni, i miglioramenti economici dei prossimi due anni saranno minimi, sottolinea Prising.
...nessuno compra.
Ma la debolezza dell'economia non si limita al mercato del lavoro: le vendite al dettaglio in Germania sono state minori di quanto previsto, con un crollo mensile dello 0.4%. Nello stesso periodo, in Francia le spese dei consumatori sono scese dello 0.3%.
Le spese dei consumatori rappresentano circa la metà del prodotto interno francese, così quando le famiglie tolgono il piede dall'acceleratore a risentirne è tutta l'economia.
La Francia ha già ceduto il passo alla recessione dell'Eurozona registrando due mesi consecutivi di contrazione economica, ma le prospettive sono ancora nere. Il presidente Hollande ha già annunciato che la crescita sarà praticamente nulla per quest'anno e impedirà al paese di raggiungere i target comunitari sul deficit.
Come dimostrano i numeri, la Francia dovrà combattere per crescere almeno nella seconda metà dell'anno, l'Indice Eurocoin di Bankitalia e del Center for Economic Policy Research mostra d'altra parte come le sorti dell'intera zona Euro non siano poi così distanti da quelle della Francia.
L'Eurcoin traccia la produzione economica, a maggio è sceso a -0.15, rispetto al -0.10 del mese scorso.
La BCE è pronta ad intervenire a giugno?
Il consiglio direttivo della BCE si incontrerà la prossima settimana per discutere se sia necessario ulteriore supporto all'economia, oltre il taglio ai tassi di interesse apportato il mese scorso.
I dati rilasciati oggi sull'Eurozona mostrano come l'inflazione sia rimasta ben al di sotto del target nel medio termine della BCE (inferiore, ma vicino a 2%), ma il fatto che ad aprile sia schizzata ad un tasso del 1.4% dal minimo di 3 anni, l'1.2% rilevato a marzo, ci fa supporre che sia in aumento la pressione sulla banca perché intervenga immediatamente.
La BCE annuncerà le nuove previsioni per la crescita e l'inflazione nel 2013 e nel 2014, tutto il prossimo giovedì 6 giugno. Con buona probabilità la Banca Centrale Europea sarà costretta a tagliare ancora una volta le stime al ribasso: la crescita per quest'anno era stata prevista al 1.3% nel 2011, ma le ultime revisioni prevedono una crescita negativa, pari a -0.5%.
Secondo alcuni analisti, come Howard Archer (IHS Global Insight), la debolezza dell'economia porterà la banca a tagliare sui tassi di rifinanziamento per un ulteriore 0.25% già dalla prossima settimana. Un'altra corrente di pensiero, invece, ritiene che giovedì prossimo la BCE non annunci nessun cambiamento, ma Mario Draghi darà ancora una volta il segnale: la BCE è pronta ad intervenire.
Articolo tratto dalla Traduzione a cura di Federica Agostini Fonte: Wall Street Journal Articolo pubblicato su Forexinfo.it da Federica Agostini

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