FIDUCIA DEI CONSUMATORI. CRESCE QUELLA DEGLI EUROPEI E CALA QUELLA DEGLI ITALIANI SEMPRE PIU' IN DIFFICOLTA' ECONOMICHE

Mentre in Italia cala in Europa cresce la fiducia dei consumatori.  I consumi alimentari delle famiglie italiane sono tornati indietro di venti anni

A maggio l'indice del clima di fiducia dei consumatori diminuisce a 85,9 da 86,3 del mese precedente, come rileva l'Istat. Diminuisce la componente riferita al quadro economico (il relativo indice passa da 73,3 a 70,5), mentre aumenta quella relativa al clima personale (da 90,5 a 92,0).

Secondo la stima preliminare della Commissione Europea l'indice relativo alla fiducia dei consumatori è aumentato nella zona euro a maggio, rispetto ad aprile, da -22,3 a -21,9 punti. Si è trattato del sesto aumento mensile di fila. Nonostante ciò l'indice resta rispetto alla sua media storica a dei livelli molto bassi. Gli economisti avevano atteso un aumento a -21,8 punti. L'indice della fiducia dei consumatori per l'intera Unione Europea è salito questo mese da -20,4 a -20,2 punti.

Nessuna sopresa comunque anche perchè la fiducia dei consumatori è relativa alla situazione economico - politica del nostro paese.

Da un'elaborazione Adnkronos emerge che in un quinquennio i consumi sono scesi del 5,1% . Nella 'lista' delle priorità di spesa delle famiglie italiane il cibo occupa il secondo posto, subito dopo il capitolo 'abitazioni, combustibili ed energia'. Gli effetti peggiori si sono fatti sentire sul settore 'vestiario e calzature', che ha registrato una riduzione della spesa del 9,1%

Roma, 26 mag. (Adnkronos/Ign) - I consumi alimentari delle famiglie italiane sono tornati indietro di venti anni: nel 1992 la spesa per il comparto 'alimentare e bevande non alcoliche' ammontava a 117,6 miliardi; lo scorso anno si è fermata invece a 177 miliardi (-0,5%). I dati sono contenuti nelle tabelle dell'Istat, elaborati dall'Adnkronos, sui consumi delle famiglie nel 1992-2012 a valori concatenati.
I numeri dell'Istituto di statistica dimostrano che a far tornare indietro la spesa alimentare è stata la crisi; nel 2007, infatti, aveva raggiunto i 129,5 miliardi con un incremento del 10,1% rispetto al 1992. Ma in soli cinque anni gli italiani hanno tagliato le spese per cibo e bevande del 9,6%, facendo un salto indietro di un ventennio. Nella 'lista' della spesa delle famiglie italiane il settore alimentare occupa il secondo posto (14%), subito dopo il capitolo 'abitazioni, combustibili ed energia' (21,5%).
Lo scorso anno il totale dei consumi interni delle famiglie ha raggiunto quota 833,7 miliardi con un incremento del 15,4% rispetto al 1992. Il confronto con il 2007 dimostra però che la crescita la netto della crisi sarebbe stata di ben altra portata.
Tra il 2007 e il 2012 si è registrata una contrazione del 5,1%; nel 2007, infatti, i consumi erano arrivati a quota 878,2 miliardi e la crescita, fino a quell'anno, era stata del 21,5%. Gli effetti peggiori della crisi si sono scatenati sul settore 'vestiario e calzature', che ha registrato una riduzione della spesa del 9,1%, crollando a 59,7 miliardi. In questo caso, però, è difficile attribuire tutta la responsabilità del trend negativo degli ultimi anni; le tabelle dimostrano infatti che il taglio alle spese destinate all'abbigliamento erano già partite all'inizio del nuovo millennio. Una retromarcia che, negli ultimi cinque anni, procede a passo spedito facendo segnare una riduzione ci circa dieci miliardi.
Secondo i dati dell'Istat l'incremento maggiore tra il 1992 e 2007 è stato registrato nel settore delle comunicazioni, che ha visto lievitare la spesa delle famiglie italiane del 314,1%, arrivando lo scorso anno a 27.635 miliardi. Fino al 2007 l'incremento era stato del 301%, mentre gli ultimi cinque anni hanno contribuito solo con il 3,1%. In forte aumento anche la spesa per i servizi sanitari che in venti anni è cresciuta del 75,6% arrivando 27,8 miliardi, con un aumento del 69,5% fino al 2007 e del 3,8% nell'ultimo quinquennio.

 Mentre la voce 'ricreazione e cultura' segna un + 51,8% e nel 2012 arriva a 68 miliardi; anche in questo caso la maggior parte della crescita si è registrata negli anni prima della crisi (+46,5%), mentre dal 2007 al 2012 ha segnato un incremento del 3%. Passando al capitolo 'alberghi e pubblici esercizi' l'incremento in 20 anni è stato del 38,4% per una spesa che ha raggiunto quota 85,8 miliardi; però mentre nei primi quindici anni la crescita è stata del 37,6% negli ultimi cinque anni si è ridotta a +0,5%. Incrementi più contenuti hanno invece interessato il settore dell'arredamento, che è arrivato a 59,8 mld con una crescita modesta (+2,3%), composta da un incremento del 11,6% fino al 2007 e una riduzione dell'8,3% durante la crisi. Il settore dei trasporti lo scorso anno ha raggiunto quota 95,7 miliardi, con un aumento del 3,8% rispetto al 1992; anche in questo caso si è registrato un incremento a due cifre fino al 2007 (+28,8%), che in seguito è stato quasi annullato (-19,2%).

 Infine l'Istruzione, che nel 2012 era arrivata a 7,8 miliardi (+7,1%); le tabelle dimostrano che nei primi quindici anni la crescita era stata del 13%, ma la riduzione del 5,2% nei cinque anni successivi ha influito pesantemente sul risultato finale.

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