PIL GIAPPONESE A + 3,5% CON UNA POLITICA KEYNESIANA E DI FORTE INDEBITAMENTO PUBBLICO. LA RISPOSTA ALL'AUSTERITY EUROPEA

I governi democratici, in particolare sotto la guida di Kan e Noda, avevano fatto del contenimento del debito pubblico e di un certo conservatorismo fiscale i loro punti di riferimento al riguardo. Il debito pubblico del Giappone sfiora il 250% del pil e la popolazione attiva è in forte declino. Ciò aveva indotto i democratici a considerare prioritario il contenimento del debito, in particolare a fronte delle enormi spese necessarie per la ricostruzione delle prefetture colpite dallo tsunami nel 2011.

La politica (non solo monetaria) Giapponese, denominata Abenomics, fatta certamente di debito pubblico dunque, a prodotto crescita economica e, sopratutto, crescita al di sopra delle aspettative. Una politica keynesiana in netto contrasto con quella europea.

Va detto che in Giappone ora è al governo una forza liberal democratica che dovrebbe essere più incline a politiche macroeconomiche liberiste che invece, paradossalmente, sono state applicate (con politiche di contenimento del debito pubblico) dai governi precedenti democratici.

Da una analisi del "Sole 24 Ore" si legge che "Mentre l'Eurozona si avvita in una spirale recessiva, il Giappone cresce anche più degli Stati Uniti grazie ai primi effetti sull'economia reale delle politiche espansive promosse dal governo del primo ministro Shinzo Abe, che ha accantonato per ora i problemi del debito puntando tutto sulla crescita economica.

Secondo i dati preliminari rilasciati oggi, il Prodotto interno lordo giapponese è salito nel primo trimestre 2013 a un tasso annualizzato reale del 3,5%, superiore alle attese, ovvero dello 0,9% sul trimestre precedente. In media le aspettative degli analisti erano di una crescita reale dello 0,7% (e del 2,8% annualizzato). La performance segue quella dell'ultimo trimestre 2012, rivista a un +0,3%, dopo due trimestri di contrazione, e sembra indicare una ripresa vera, guidata dai consumi privati e dalle esportazioni, nel contesto di uno yen più debole e del boom della Borsa. E' un risultato che contrasta nettamente con la recessiva congiuntura europea e supera anche l'andamento dell'economia degli Stati Uniti (cresciuta del 2,5% nei primi tre mesi dell'anno). In termini nominali, l'economia nipponica ha avuto una espansione dello 0,4 per cento.

La ricetta giapponese  è costituita da 3 punti principali: in primo luogo una politica fiscale espansiva mirata a stimolare la crescita attraverso l’aumento della spesa pubblica. Poi una politica di quantitive easing (ovvero una politica monetaria espansiva). Infine un programma di riforme strutturali di lungo periodo che consenta un aumento degli investimenti del settore privato, maggiore concorrenza e un innalzamento del tasso di popolazione attiva.

L'Abenomics sembra dare buoni risultati, almeno nel breve periodo. La disoccupazione è scesa al 4,1% e la spesa delle famiglie è aumentata del 5,2%. Inoltre da inizio anno la borsa di Tokyo ha guadagnato il 50%. L’espansione monetaria, inoltre, comporta un effetto rilevante sul mercato dei cambi, con una sostanziale svalutazione dello yen. Ciò potrebbe favorire le esportazioni giapponesi e offire un ulteriore stimolo per l’economia reale.

Ovviamente ci sono anche critiche alla politica attuata che, comunque va detto, ha prodotto, almeno nel breve periodo frutti al di sopra delle aspettative.
Le critiche vengono innanzitutto dal punto di vista globale. Una politica monetaria aggressiva (currency war), come quella Giapponese, genera una politica al ribasso delle valute che potrebbe avere effetti  destabilizzanti sul sistema finanziario mondiale e creare incertezza sul piano del commercio internazionale. L'altra critica, ovviamente legata alla currency war, è relativa all'innalzamento dello spread. 

In Italia gran parte delle politiche attuative giapponesi non sarebbe possibile attuarle poichè facente parte del sistema europeo. Le risposte, dunque, dovrebbero essere attuate dal punto di vista europeo. Una politica macroeconomica di stile keynesiano che ha di fatto realizzato il miracolo giapponese.

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