DOMENICA E' LA FESTA DELLA MAMMA. A.E.C.I. APRE UNA RIFLESSIONE SUI DIRITTI DELLE DONNE/MAMME

La civiltà di una nazione si misura soprattutto dai diritti e, in particolar modo, dai diritti reali delle donne. Uno dei diritti più negati in Italia visto le percentuali, è relativo proprio al lavoro femminile. L’Italia non è un paese per donne e le prime difficoltà arrivano proprio dall’essere madre.
Domenica è la Festa della Mamma e A.E.C.I. | ASSSOCIAZIONE EUROPEA CONSUMATORI INDIPENDENTI vuole rendere omaggio proprio a tutte le mamme italiane con una riflessione, anzi, con un’amara riflessione.
In Italia la partecipazione femminile al mercato del lavoro è tra le più basse d’Europa. L’Osservatorio sull’Imprenditoria femminile della Confartigianato rileva che su quasi 20 milioni di donne in età lavorativa il 48.5% risulta inattivo a fronte di una media UE del 35.1%. Se per il 2011 al nord, la provincia autonoma di Bolzano segna il più elevato tasso di occupazione femminile (63%) seguita dall’Emilia Romagna (60,9%) e dalla Valle d’Aosta (60,8%) nel Mezzogiorno risulta attiva solo una donna su quattro, con la Campania che registra il record più basso (20.4%) seguita dalla Sicilia (22.1%) dalla Puglia (22,7%) e dalla Calabria (23,3%). A confermare il divario tra nord e sud i dati Istat sulla disoccupazione femminile relativi ai primi due trimestri del 2012.
Con un investimento pubblico nell’educazione prescolare tra i più bassi in Europa, solo il 12% dei bambini italiani ha accesso agli asili nido. Un numero ben inferiore a quello di altri Paesi europei (50% in Danimarca, Svezia e Irlanda) e ancora lontano dal 21% richiestoci dal Trattato di Lisbona.
Principalmente a causa della mancanza di strutture pubbliche per l’infanzia, solo intorno al 50% delle mamme lavora, contro il 70% di Francia, Regno Unito e Germania. E non è che le italiane non vogliano lavorare per una questione di mentalità, come sostengono alcuni. Secondo l’ISTAT, il 55,5% delle donne che si prende cura dei figli piccoli come occupazione principale dice di farlo soprattutto a causa del costo proibitivo dei nidi (altre a causa dell’incompatibilità di orario degli stessi con il lavoro o della distanza da casa).
La soluzione è a portata di mano. Secondo uno studio della Fondazione Collegio Carlo Alberto, la provvisione di strutture pubbliche gratuite per l’infanzia porterebbe al 75,5% l’impiego femminile. E non finisce qui. La provvisione di servizi per l’infanzia ha un effetto positivo sulla fertilità(riducendo il costo opportunità dei figli) e migliora le capacità linguistiche dei bambini, soprattutto di quelli provenienti da settori socio-economici disagiati. E di migliorare i nostri studenti ne hanno davvero bisogno, a considerare i risultati altamente insoddisfacenti del nostro Paese secondo il Programma per la Valutazione Internazionale dell’Allievo (meglio noto con l’acronimo PISA).
I numeri ci dicono quindi, ancora una volta, quello che le donne già sanno: abbiamo bisogno di asili nido per lavorare e continuare a fare figli. Sembra logico, eppure molti nella classe politica italiana continuano a far finta di non capire, inventandosi formule magiche alternative per l’impiego femminile e la fertilità. Un esempio? I dieci saggi (tutti uomini) nominati da Napolitano hanno proposto, nella loro relazione sul lavoro, unicamente incentivi fiscali alle famiglie e telelavoro. Dei nidi scrivono che pochi bambini ne dispongono, ma non propongono di crearne di nuovi.
Se vogliamo diventare un paese civile e se vogliamo partire dai giovani e dalle donne, come ha sostenuto e continua a sostenere l’attuale Presidente del Consiglio Letta, dobbiamo partire proprio dalla definizione di diritti basilari. 

Pubblichiamo la lettera di una madre in difficoltà, lettera che ha contribuito alla scrittura di questo articolo.

Egregi Signori,
Vi disturbo per portare alla Vs. attenzione un problema che da almeno due anni (ovvero da quando mio figlio frequenta il nido comunale) si ripropone nel mese di luglio.
Durante l’anno scolastico le strutture comunali rimangono aperte dalla mattina fino al pomeriggio con orari che vanno dalle 7.30 circa alle 17 circa (dipende dal nido). Nel mese di luglio, però, in alcuni municipi l’orario viene ridotto creando non pochi disagi a bambini e genitori.
A detta dell’ufficio asili nido del municipio di Roma XVI (ovvero quello frequentato da mio figlio) le scelte fatte sono dettate da problemi economici e pertanto il comune è “costretto” a:
1 ridurre l’orario del nido creando un’unica fascia oraria (8-14.30);
2 chiudere alcuni nidi accorpando i bimbi di più strutture in un unico.
Francamente troviamo assurda questa soluzione (uso il plurale perché mi permetto di parlare a nome di tanti genitori con i quali ho avuto modo di discutere del problema). In questi giorni sui TG non si fa che parlare di salute e prevenzione durante i periodi molto caldi e tra le regole base per evitare malori c’è quella di non far uscire bambini e anziani durante le ore più calde della giornata. Secondo il municipio invece è normale far uscire i bimbi alle 14.30 sotto il sole cocente!!! Senza contare che i genitori che lavorano devono fare i salti mortali e prendere permessi per arrivare al nido in tempo per l’uscita dei bimbi.
Non tutti lavorano in uffici che permettono elasticità di orario o hanno i nonni a disposizione per fare da baby sitter. Senza contare che alcune mamme non hanno la macchina e per arrivare al nuovo nido di assegnazione sono costrette ad elemosinare passaggi ad altri genitori o a far fare lunghi tragitti a bimbi di pochi anni sui mezzi pubblici (che notoriamente d’estate diminuiscono le corse costringendo a tempi d’attesa molto lunghi).
Francamente non capisco perché in alcuni municipi l’orario sia stato si ridotto, ma permettendo ai bimbi di uscire alle ore 16, in modo da non esporli a colpi di calore ed evitare ai genitori di fare salti mortali.
Spero che Voi possiate dare risalto a questa “notizia” con la speranza che i municipi interessati possano trovare una soluzione che non debba penalizzare i bambini (purtroppo a noi “semplici” genitori ogni volta che proviamo a muovere qualche obiezione, la segretaria di turno ci risponde che si tratta di scelte del municipio e che lei non può farci niente).
RingraziandoVi per la cortese attenzione colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti
 
 Federica Marchionni

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