CARAFFE FILTRANTI: UTILI O DANNOSE?

   Le caraffe filtranti sono spesso pubblicizzate come dispositivi che depurano l’acqua corrente, ma è davvero così?
   Come funzionano queste caraffe? All’interno di questi dispositivi è presente un filtro che con la sua particolare composizione modifica le proprietà dell’acqua versata nelle caraffe.
Tuttavia, l’acqua corrente ha una diversa composizione nelle varie regioni d’Italia e ciò significa che le stesse caraffe avranno effetti diversi sull’acqua e sulla sua composizione.
   Dopo numerose indagini avviate in diverse regioni d’Italia, finalmente, il Ministero della Salute ha deciso di intervenire con un decreto che disciplina in modo puntuale “le apparecchiature finalizzate al trattamento dell'acqua destinata al consumo umano”, ovvero le cosiddette caraffe filtranti e tutti gli altri dispositivi che hanno come funzione quella di modificare in qualche modo la composizione dell’acqua. 
La questione su cui il decreto fa maggiormente leva è quella relativa all’informazione e alla sicurezza dei consumatori.
Si prevede, infatti, che il produttore deve indicare esattamente:
- le finalità cui l’apparecchiatura è destinata;
- i valori dei parametri chimici e microbiologici dell’acqua del d.lgs. 31/2001 che eventualmente vengono modificati tramite il trattamento cui è sottoposta l’acqua con questi strumenti;
- il periodo di utilizzo del dispositivo di trattamento dell'acqua;
- le prestazioni garantite dal dispositivo.
In particolare, ogni dispositivo, deve avere un manuale d’istruzione, montaggio e manutenzione, all’interno del quale siano riportate le informazioni che consentano di individuare la necessità di effettuare interventi di manutenzione o la necessità di sostituire il dispositivo. Gli eventuali dispositivi di segnalazione devono essere posizionati in modo da consentire un efficace avviso all’utente.
Adeguate informazioni devono anche essere fornite nella fase di montaggio e di uso dell’apparecchiatura, in modo che in nessun modo venga messa in pericolo la salute dell’utente o la sicurezza dell’apparecchiatura.
Nessuna apparecchiatura può essere pubblicizzata o venduta sotto la voce generica di "depuratore d'acqua", ma solo con la precisa indicazione della specifica azione svolta.
Requisiti molto stringenti sono previsti anche per i materiali da utilizzare nella costruzione di questi dispositivi (devono essere conformi al d.m. 174/2004).
Il manuale deve indicare anche la modalità per lo smaltimento dell’apparecchiatura e dei suoi componenti.
L’azione dei dispositivi deve comunque far riferimento agli obblighi stabiliti nel d.lgs 31/2001, secondo il quale “le  acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite” e quindi non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze,  in  quantità  o  concentrazioni  tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.
Sono state previste multe per chi non rispetta i parametri microbiologici e chimici dell’acqua stabiliti dalla legge.
A.E.C.I. consiglia di prestare molta attenzione nell’acquisto di questi dispositivi e di leggere attentamente le istruzioni per verificare quale sia esattamente l’effetto di questi strumenti sulla composizione dell’acqua. In ogni caso conviene comunque sostituire i filtri molto spesso.
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