Occupazione dimostrativa stabile ATAC Laurentina per difendere Lucha Y Siesta

Azione coraggiosa  di Action Diritti per tutelare un bene pubblico contro la speculazione privata
  Roma è ormai ostaggio degli speculatori privati e dei costruttori. Non  esiste una programmazione di edilizia popolare, né di sostegno al reddito per  il caro affitti, né tanto meno politiche di difesa sociale e di tutela di chi è  emarginato dalla grande cuccagna delle costruzioni selvagge, della  privatizzazione e dell’affarismo più bieco. Sia da sinistra che da destra, a  parte vaghe promesse e improduttivi tavoli tecnici, non è stato fatto nulla.
  Per fortuna esistono realtà come Action Diritti  che cercano da anni di organizzare una lotta forte e coraggiosa contro la  disastrosa deriva verso cui si avvia la nostra Capitale. In particolare, oggi  14 febbraio si sono mobilitati donne, uomini, ragazzi, cittadini indignati per  difendere la casa delle donne Lucha y Siesta, sottostazione elettrica  dell’Atac, abbandonata da 12 anni in via Lucio Sestio 10 che il Comune di Roma, per  fare cassa e per coprire i disastrosi buchi di bilancio dell’Atac causati da  amministrazioni allegre e clientelari, vuole dimettere e vendere come al solito  ai privati. La casa delle donne Lucha y Siesta è nata per garantire sicurezza  sociale alle donne vittime di violenza, abusi, sfruttamento e ha ospitato in  quattro anni centinaia donne migranti e i loro figli offrendo tutela,  assistenza legale e psicologica, riparo.
  Occupata l’8 marzo del 2008, data simbolica che  non va ricordata solo con un mazzo di mimose e qualche frase retorica da bacio  perugina, Lucha y Siesta è stata recuperata con l’operato impagabile di tanti  volontari e riconsegnata alla città totalmente agibile e funzionante, una  risposta indiscutibile e tangibile che la cittadinanza attiva ha dato contro  amministrazioni locali e nazionali, incapaci persino di programmare una pur  blanda azione di opposizione alla violenza dilagante contro le donne. A di là  della propaganda di facciata, sono state avvallate solo leggi securitarie  contro rom e stranieri, per altro estranei alle ultimi fatti di cronaca nera,  senza fare nulla di concreto per la difesa della donna e dei suoi diritti. E’  la lettura quotidiana dei giornali a testimoniarci in continuazione  l’insopportabile violenza e sfruttamento a cui è sottoposta la donna, le  vessazioni che deve subire senza poter reagire, alimentando se possibile ancor  di più quella guerra dei sessi che non avrebbe ragione di esistere se ci  fossero pari opportunità  per tutti e strutture di supporto e di appoggio  per chi è difficoltà e non sa dove andare.
  Ecco quindi il motivo per cui Action Diritti si è  mobilitato ed è entrato con un occupazione dimostrativa nello stabile ATAC –  Metro Laurentina per chiedere un incontro con gli amministratori Atac, per  altro cercato invano da mesi, per esprimere tutto il proprio dissenso alla  vendita dell’immobile che, per altro andrebbe a coprire una cifra ridicola del  debito complessivo accumulato pari a 320 milioni di euro. L’immobile infatti  verrebbe venduto per 3 milioni e 800 mila euro, mettendo per strada donne e  bambini e privando la città di un prezioso punto di riferimento per tutti  coloro che vivono condizioni di disagio e necessitano di aiuto concreto senza  risolvere in alcun modo i problemi di bilancio dell’Azienda.
  Gli amministratori dell'Atac  hanno  accumulato immensi debiti e l'unico modo che trovano per evitare la bancarotta  passa per l'abbassamento di stipendi degli autiste/i precari, per il degrado  progressivo nella gestione del servizio, per il probabile aumento dei biglietti  e per la vendita dei beni immobili dell'azienda, che sono di proprietà  pubblica. Il sistema che privatizza gli utili e rende collettive le perdite è  ingiusto e feroce e non può essere tollerato dalla società civile. Inoltre va  aggiunto il fatto che gli operatori di Lucha y Siesta hanno fornito gratis un  servizio prezioso e impagabile alla comunità facendo risparmiare al Comune  molto denaro se avesse dovuto affidarsi a realtà esterne per garantire la  stessa qualità di servizio.In tal senso basta fare due conti:
  Quattro anni di accoglienza a donne sole o con figli ammonta a 894.980,00  (come da bando 2561 del 09/06/2010) euro e inoltre:

     
  • quattro anni di sportello di       ascolto e accoglienza: 120.000, 00 euro
  •  
  • quattro anni di sportello di       orientamento al lavoro: 112.000,00
  •  
  • quattro anni di laboratori di       artigianato: 63.500,00
  •  
  • quattro anni di consulenza       legale: 76.000,00
  •  
  • quattro anni di attività di       supporto psicologico: 72.000,00 euro
  •  
  • quattro anni di attività di       mediazione culturale: 101.346,00 euro
  •  
  • quattro anni di       informazione/sensibilizzazione alle problematiche di genere: 80.000,00       euro
  •  
  • quattro anni di corsi di       italiano, inglese e arabo: 12.000,00 euro
  •  
  • quattro anni di eventi       culturali: 75.500,00 euro
  •  
  • quattro anni di manutenzione       giardino: 22.000,00 euro
  •  
  •  lavori di ristrutturazione e       manutenzione: 40.000,00 euro

PER UN TOTALE DI 1.669.326,00 EURO
   
 
Ma oltre al denaro c'è il valore dei progetti di vita di tutte le donne che  in questi quattro anni hanno arricchito Lucha y Siesta. Il Comune di Roma non  ha alcun diritto, ma anzi deve avvallare e proteggere tali iniziative con cui  ormai  ha un debito relazionale che non è possibile monetizzare perché è  il futuro della città e dei cittadini. Lucha y Siesta non deve essere venduta.  Non sarebbe solo un assurdità, ma un sopruso di diritti acquisiti.

Per contatti e informazioni
    Lucha y Siestahttp://luchaysiesta.wordpress.com/
    Action Diritti: http://actiondiritti.net/
   

 A cura di  Alessandro Spadoni

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