Pasta, Tar conferma multe Antitrust

29/10/2009
Pasta, Tar conferma multe Antitrust
Sanzione da 12,5 milioni ai produttori

Il Tar del Lazio ha confermato le multe per complessivi 12,5 milioni di euro inflitte dall'Antitrust a 22 società accusate di aver fatto parte del cosiddetto "cartello della pasta". Lo ha stabilito con dispositivo di sentenza la prima Sezione del Tribunale amministrativo del Lazio, presieduta da Giorgio Giovannini. Esultano le associazioni dei consumatori. Giorno amaro invece per le società coinvolte, Barilla in primo luogo, che dovrà pagare una sanzione piuttosto salata di 5,2 milioni di euro.
Le altre società multate sono: Amato (405mila euro), Colussi (748mila euro), De Cecco (1,7 mln), Divella (1 mln circa), Garofalo (395mila euro), Nestlè (105mila euro), Rummo (529mila euro), Zara (89mila euro), Berruto (50mila euro), Delverde (149mila euro), Granoro (401mila euro), Riscossa (103mila euro), Tandoi (359mila euro), Cellino (49mila euro), Chirico (218mila euro), De Matteis (143mila euro), Di Martino (30mila euro), Fabianelli (37mila euro), Liguori (137mila euro), Mennucci (60mila euro) La Molisana (86mila euro).
Il Tribunale amministrativo ha inoltre confermato anche le sanzioni inflitte dall'Autorità Antitrust a Unionalimentari (1.000 euro) e Unipi (Unione industriali pastai italiani), l'Associazione di categoria più rappresentativa, multata con circa 13mila euro.
Il tribunale non ha invece esaminato il ricorso presentato da Russo (la società era stata sanzionata con 145mila euro) a causa dell'interruzione del giudizio legata al fallimento della società dichiarato lo scorso luglio dal Tribunale di Napoli.
Tre delle 26 società multate dall'Antitrust non avevano rappresentato ricorso: si tratta di Ferrara (238mila euro), Tamma (29mila euro) e Valdigrano (70mila euro). Le altre, invece, sì chiedendo l'annullamento del provvedimento.
Il Tar invece ha dato ragione all'Antitrust che aveva sanzionato le aziende produttrici con l'accusa di avere posto in essere, tra ottobre 2006 e il primo marzo del 2008 un'intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta di semola.
Non dimentichiamoci che nel settore pastaio in Italia vi è una capacità produttiva non sfruttata pari al 35%”. “Se poi riflettiamo sugli aumenti del 2007 e 2008 – aggiunge Menna – è più che evidente che siamo stati oggetto di pressanti strumentalizzazioni. Bastano due sole considerazioni in tal senso: dal 1995 al 2008 l’inflazione è stata del 34,2% e nello stesso periodo la pasta è aumentata del 32,3%. Sempre nel 2008 gli aumenti oggetto di campagne demagogiche hanno influito nella tasca dei consumatori per 8 Euro, ripeto 8 Euro. Queste cifre parlano chiaro. In un momento di crisi generalizzata il nostro prodotto, la pasta, è stata una soluzione e non un problema per la spesa degli italiani come altri vogliono affermare demagogicamente. Lo confermano proprio le famiglie italiane che negli ultimi 12 mesi hanno aumentato il consumo di pasta del 2%”. (FONTE TGCOM)

L' A.E.C.I. si affianca alle altre associazioni dei consumatori per auspiacre una diminuzione immediata dei prezzi della pasta bene di sostentamento primario per tutte le famiglie italiane.

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