Dal primo settembre al bando le vecchie lampadine

L’Unione Europea liquida senza pietà tanta fatica sostenuta da testardo ottimismo. Con oggi, infatti, le lampadine a incandescenza da 100 watt sono dichiarate fuori legge. Troppo sprecone. Trasformano in luce appena il 5 per cento dell’energia elettrica, il resto se ne va in calore. Non sono lampadine. Sono stufe.

Un lungo addio
E’ l’inizio di un lungo addio. Tra un anno, infatti, scompariranno le lampadine da 75 watt, nel 2011 quelle da 60, il 1° settembre 2012 saluteremo anche i piccoli bulbi da 40 e 25 watt. Al loro posto, lampade a fluorescenza che rendono cinque volte di più o, meglio ancora, i Led, diodi a emissione luminosa. Sarà come spegnere 50 grandi centrali elettriche, l’Europa risparmierà circa 11 miliardi di euro all’anno, nell’aria finiranno 38 milioni di tonnellate di anidride carbonica in meno, 156 milioni di barili di petrolio da utilizzare meglio. Fino a ieri gli italiani acquistavano ancora tre milioni di lampadine da 100 watt all’anno e soltanto un milione e mezzo di bulbi a basso consumo. Ora non c’è più scelta. E’ la condanna a morte del filamento, la fine dell’incandescenza, il tramonto di un simbolo del Ballo Excelsior.
Le lampade fluorescenti costano di più e solo di recente sono migliorate in prontezza di accensione e candore della luce. E’ anche vero però che durano 12 mila ore invece di 2000 e che in un paio d’anni ce le possiamo pagare con i risparmi sulla bolletta. Ai nostalgici bisogna dire che le lampadine moderne di cui in questi giorni hanno fatto incetta (e per i quali hanno una luce più «calda» e accogliente) poco ormai hanno a che vedere con l’invenzione di Edison. Già nel 1903 William Coolidge sostituì con tungsteno il filamento di carbone. La stessa priorità di Edison è discutibile. Tra le centinaia di invenzioni dell’autodidatta americano, dal fonografo alla sedia elettrica, la lampadina rimane di padre incerto. Fu il docente universitario George Baker nel 1878 a dare l’idea a Edison: far passare corrente elettrica in un conduttore sottile fino a renderlo rovente per «effetto Joule». Edison accese la sua lampadina il 21 ottobre 1879, preceduto il 18 dicembre 1878 dall’inglese Joseph Swan e seguito dall’italiano Alessandro Cruto il 4 marzo 1880. Nativo di Piossasco, a pochi chilometri da Torino, Cruto voleva fabbricare diamanti artificiali comprimendo carbonio ad alta temperatura. Non ottenne diamanti, ma trovò così un filamento migliore di quello di Edison.
Fu anche il primo a illuminare un treno (il Torino-Aosta), un battello (sul lago di Ginevra), un ospedale (a Le Havre) e anche una piazza: per la storia, nell’aprile 1884, piazza Carlo Felice a Torino. Parigi arrivò otto mesi dopo con le luci in Place de la Concorde. Le lampade a basso consumo sfruttano il fenomeno della fluorescenza, scoperto da Becquerel a fine Ottocento. Anch’esse hanno un difetto: contengono qualche milligrammo di mercurio, metallo tossico che non deve finire nell’ambiente (ecco perché molti tedeschi hanno fatto incetta delle vecchie lampadine, anche se da Bruxelles gli esperti rassicurano: «Sono sicure»). Il Led, sviluppato nel 1962 da Nick Holonyak alla General Electric, non ha questo problema. Il difficile, però, è stato fargli dare luce bianca. Ci è riuscito il giapponese Nakamura, e per questo ha ricevuto il «Millennium Technology Prize»: un milione di euro.

Pellicole organiche
Ma stanno per arrivare gli Oled, i Led in materiale organico. Sono pellicole di plastica sottili come fogli di carta che possono essere applicate alle pareti o su oggetti dalle forme più varie. Gli architetti potranno sbizzarrirsi.

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