LA LEGGE DELLA DOMANDA E DELL'OFFERTA

"In un libero mercato, in condizioni di concorrenza perfetta, i prezzi di beni e servizi sono determinati dall'incontro della domanda e dell'offerta"
Sembrerà strano, ma questa semplice regoletta è alla base dei movimenti di prezzo che si determinano in tutti i mercati liberi del mondo. Dal prezzo del petrolio al prezzo dell'oro, da quello dei peperoni a quello delle autovetture, da quello dei titoli di Stato a quello delle azioni ....e così via.


La palese dimostrazione di quanto possa essere vera questa legge ce la può dare un prodotto di tecnologia ma anche di culto: l'iphone della apple.

Questa considerazione infatti nasce da una  semplice valutazione economica. Non sul mero valore del prodotto, bensì sulla differenza del prezzo di vendita di un prodotto fabbricato in Cina (e non negli Stati Uniti) e venduto sia nel Usa che in Italia.

Sì, perché negli Stati Uniti, giusto per fare il confronto con una valuta omogenea, l'iPhone 3G S (l'ultimo uscito in casa Apple) è distribuito con prezzi compresi tra 199 e 299 dollari.

In Italia lo stesso prodotto viene venduto  con prezzi che partono dai 500 euro per arrivare a picchi di 700 euro.

Tradotto in dollari l'Iphone dovrebbe essere venduto a partire da 715 dollari fino a un massimo di 1000. O meglio, se vogliamo calcolare il prezzo del prodotto venduto in Usa in euro in Italia lo dovremmo trovare a partire da 140 euro fino a un massimo di 210 euro.

In pratica il prezzo in Italia è stato più che triplicato. Finchè dunque, la domanda si confronta e risponde in maniera positiva all'offerta, il prezzo del prodotto viene aggiornato in base alla domanda di quello stesso prodotto.
Visto che però gli operatori che, di fatto, in Italia, hanno la licenza a distribuire il prodotto si blocca anche il sistema di abbattimento dei prezzi che (teoricamente) dovrebbe causare il regime di concorrenza.

Più probabilmente, infine, è lo sfruttuamento di una massa, ben conosciuta in Italia dagli operatori Tim e Vodafone che risponde compatta e senza ripensamenti a prodotti di culto immessi ad arte sul mercato.

Il consiglio di AECI è quello di non farsi abbindolare da chi non rispetta i consumatori.

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